“Il ponte crollato, la citt no”


Alessio Scatolini, 18enne genovese in prestito dalla Samp all’Alessandria. Instagram

Alessio Scatolini, 18enne genovese in prestito dalla Samp all’Alessandria. Instagram

Ad Alessio e ai suoi genitori, alla gente del palazzo e agli amici del quartiere: a Genova tutta manca un pezzo di cuore. Il ponte che penzola nel vuoto l’incubo che incombe nella vita di tanti. Uno Alessio Scatolini, talentino diciottenne dell’Alessandria, portiere esplosivo che studia da Julio Cesar. Quel gigante di cemento fuori dalla finestra gli aveva sempre fatto compagnia in questi lunghi anni di scuola e allenamenti: era un amico fragile a cui raccontare i segreti del campo, uno che pensi non ti tradir mai. Adesso, invece, manca il respiro ogni volta che Alessio alza lo sguardo: “Provo un senso di vuoto, di sgomento: ero qui con mio padre quando caduto e quel rumore devastante non mi d tregua nella testa”, racconta Scatolini, unico calciatore professionista direttamente coinvolto nella tragedia del Morandi. Il ponte crollato portandosi via 43 vite, niente in citt sar pi come prima: “In qualche modo ci ha cambiato e non solo per la fatica giornaliera che si fa: la ferita profonda, il disastro sar evidente solo col tempo”.

ESEMPIO IN FAMIGLIA
Con la famiglia cresciuto l, in zona Certosa, e ora ogni giorno fa la gimcana nel traffico impazzito per potersi allenare in Piemonte. Abita nella zona arancione, al confine con la zona rossa, quella ad altissimo rischio dove la vita si fermata del tutto e oltre 600 persone sono state evacuate. Anche Alessio per dieci giorni ha lasciato la camera dalla quale guardava le luci della citt e sognava l’urlo di Marassi: “Ho dormito a terra nell’appartamento di mia sorella. Mio padre e mia madre dividevano un divano, si sono rimboccati le maniche: loro sono un esempio, loro sono l’anima di Genova che non si arrende. Eppure siamo stati fortunati: molti vicini erano per strada, altri non torneranno pi a casa”. La famiglia Scatolini si trova qualche metro oltre le case distrutte: per loro niente appartamenti di riserva, ma il permesso di poter tornare nelle proprie stanze. “Quando esco all’alba, quando torno la sera, incontro sempre qualche agente che mi chiede un documento. Vivo in una zona di guerra: bisogna stare attenti agli sciacalli, non si vedono negozi, non si gioca pi a palla”.


GENOVA RESISTE
La sua amata Samp l’ha svezzato prima di mandarlo a bottega all’Alessandria. Un anno super alla Beretti e adesso si allena stabilmente con la prima squadra che in C ha appena battuto la Juve Under 23. Sarebbe il terzo portiere, ma ha l’alto gradimento del tecnico Gaetano D’Agostino: le gerarchie sono fluide, anche perch nell’ultimo mese il piccolo Alessio dovuto diventare grande. Tutto per quel boato sordo del 14 agosto e quella polvere appiccicata sugli occhi: “Ho visto i teli bianchi coprire i cadaveri, cercavo di aiutare e spostare le macerie. I miei compagni mi hanno detto di stare a casa, ma il calcio la mia medicina: guarisce il dolore”. Il viaggio giornaliero verso Alessandria, dal caos della Certosa, si fatto ancora pi estremo: per arrivare in tempo a scuola, visto l’affollamento, Alessio esce di casa alle 6.30. Frequenta un istituto tecnico in zona stadio, poi esce con un permesso e prende un treno per Torino dove l’aspetta il pullman del club. Finito l’allenamento, ecco un altro treno verso casa: tra strade chiuse, code, giri infernali e check point, solo alle 21 Scatolini rivede il ponte da vicino: “Vorrei che dopo la solidariet iniziale, la Federazione e i club di Serie A tenessero ancora alta l’attenzione, raccogliessero fondi, organizzassero iniziative per non lasciare la citt da sola”. Due settimane fa il portierino ha giocato un’amichevole col Genoa e ha abbracciato forte il capitano Lazovic. Gli ha raccontato da dove viene e dove vuole restare. Gli ha ribadito l’insegnamento del quartiere: “ crollato un ponte, non croller mai Genova”.

 Filippo Conticello 

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