Il reddito di cittadinanza sarà modellato su base geografica, dice Conte


Quando mancano pochissime ore all’invio della prima bozza della legge di bilancio a Bruxelles, restano ancora molte le incognite su uno dei principali capitoli di spesa impostati dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Sul cosiddetto “reddito di cittadinanza” (che come vi abbiamo spiegato è più un sussidio di disoccupazione o al limite un reddito minimo garantito), infatti, permangono incertezze praticamente su tutti gli aspetti qualificanti: platea dei beneficiari, entità dell’assegno, criteri di esclusione e disciplina delle offerte di lavoro. Su quest’ultimo punto la novità odierna è data dalle parole del Presidente del Consiglio, il quale, ospite della scuola di formazione politica della Lega, ha annunciato che il governo sta pensando “a come modulare le offerte di lavoro sulla base della distribuzione geografica“. Come ormai prassi, Conte non ha aggiunto dettagli, né ha spiegato in che tempi sarà presentata la proposta definitiva, confermando dunque che l’unica certezza è quella relativa alla somma a disposizione in legge di bilancio: 9 miliardi, cui aggiungerne un altro per la ristrutturazione dei centri per l’impiego.

Una fonte della maggioranza consultata da Fanpage.it anticipa che la differenziazione su base territoriale delle offerte di lavoro consisterebbe nella possibilità per i beneficiari che vivono nel Sud di rifiutare fino a 5 proposte di lavoro prima di perdere il diritto al sussidio (nella formulazione originaria del reddito di cittadinanza sono invece due le proposte che possono essere rifiutate, alla terza non accettata si perde il sussidio). Una scelta che servirebbe a tamponare la caduta al ribasso (per quanto riguarda compenso e condizioni complessive) delle offerte lavorative, che il cittadino si troverebbe costretto ad accettare per timore di perdere il sussidio governativo. Nelle Regioni con minore tasso di disoccupazione, invece, resterebbero due le offerte di lavoro “congrue” che possono essere rifiutate prima di perdere il diritto al sussidio.

Nell’intervento di oggi, poi, Conte ha confermato che il governo intende ripercorrere il modello tedesco: “Abbiamo studiato il sistema tedesco, pensate che al primo mio incontro con la Merkel chiesi subito di approfondire i diritti di recupero al lavoro e all’occupazione. Faremo tesoro anche di qualche inefficienza che si è realizzata in Germania […] Il reddito di cittadinanza, se realizzato male può essere frainteso e percepito come sussidio assistenziale; stiamo facendo di tutto perché anche questo strumento, che potrebbe apparire non di alta redditività, ma di alto valore sociale, venga realizzato in una prospettiva di sviluppo sociale, affinché si crei un meccanismo di riqualificazione delle persone che hanno perso il lavoro e di qualificazione per quelle che non lo hanno“.

Conte si riferisce alle tante polemiche che stanno accompagnando il sistema tedesco “Hartz IV”, sostanzialmente fin dalla sua nascita. Tale sussidio sociale (che non ha sostituito quello di disoccupazione) viene concesso alle persone tra i 15 e i 65 anni che stanno cercando un lavoro o che ne hanno uno con una bassa retribuzione, che accettano un percorso di formazione professionale e che hanno conti correnti con somme complessive non superiori ai 2000 euro. La cifra incamerata da ogni beneficiario è di 409 euro, cui si aggiungono assegni per ogni figlio a carico e rimborsi per le spese di casa, affitto e riscaldamento. La consistenza degli assegni “accessori” varia da zona a zona. È un modello molto controverso, che negli ultimi anni si è attirato critiche soprattutto da sinistra, sia per l’eccessiva invadenza della burocrazia sia per i modi “coercitivi” dei centri per l’impiego. Sono in molti, inoltre, a pensare che un sussidio di questo tipo possa essere una sorta di “gabbia per i poveri”, alimentando ingiustizia e disuguaglianza e confinando le fasce meno abbienti della popolazione ai margini del tessuto sociale ed economico. Per dirla con Kirchmair, questa tipologia di reddito è solo “il sostituto cosmetico del diritto al lavoro” e “al povero, che è tale perché escluso dal mercato del lavoro, può essere riconosciuto un diritto a reddito sussidiato solo se si piega a quella logica economica che ha fatto di lui ciò che è, cioè un povero”.

Resta da capire, dunque, se il nostro governo riuscirà a trovare un equilibrio fra la necessità del sostegno al reddito di parte consistente della popolazione italiana e quella di non mettere nero su bianco il blocco definitivo dell’ascensore sociale.


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