Il reddito di cittadinanza sarà nella manovra


“Nessuno nel governo dorme sogni tranquilli perché lavoriamo tantissimo, anche Tria deve lavorare tantissimo. Il lavoro della legge di bilancio dura tre mesi. Nessuno di noi è supersicuro, tutti noi siamo chiamati tutti i giorni a essere valutati ed esaminati dai nostri elettori che ci hanno dato fiducia”. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega) interviene a Otto e mezzo, e si riferisce anche alle parole pronunciate dal vicepremier Luigi Di Maio sul titolare dell’Economia Giovanni Tria. Ieri il vicepremier pentastellato aveva detto che il ministro ha il dovere di trovare i soldi per attuare le proposte che Lega e M5S hanno portato avanti in campagna elettorale, come la flat tax e il reddito di cittadinanza. Ma il ministro Tria nella legge di Bilancio è intenzionato a non andare oltre l’1,6% di deficit. E poi aggiunge: “Ho invitato i ministri a litigare anche di più. A tutti, non solo ai ministri, chiedo dedizione, impegno, passione, studio, ma anche litigi. Che devo litigare coi miei colleghi M5s o Tria l’ho messo in conto. Succederà per settimane e alla fine di questo percorso ci sarà un prodotto, perché conta solo che il Paese cresca”.

“Si può arrivare anche allo sforamento del 2% ma non con provvedimenti di tipo demagogico per acquisire consenso”. Sull’ipotesi di sforare il deficit oltre l’1,6% Giorgetti osserva: “Si può sforare l’1,6% solo con proposte serie e credibili perché i mercati sono attenti ai decimali ma soprattutto alle proposte di politica economica di un governo, perché il Paese possa crescere”.

Il sottosegretario sottolinea che il reddito di cittadinanza sarà nella manovra: “Ma ricordo che le promesse, come detto da Di Maio, devono essere mantenute e non è che dobbiamo fare tutto in un anno. La stessa legge di bilancio è pluriennale. L’importante è che si incominci un sentiero. Il reddito di cittadinanza alimenta la domanda aggregata, ma soprattutto ha un senso perché propedeutico all’inserimento nel mondo del lavoro. La proposta è collegata al rilancio dei centri per l’impiego”.

A proposito della pace fiscale spiega: “I governi storicamente hanno iscritto in manovra come entrate correnti il rientro eventuale dell’evasione, pompando le cifre. La pace fiscale ha invece come effetto che le entrate non possono essere usate per spese correnti ma solo per ridurre il debito, che negli ultimi anni è aumentato invece che diminuito”. E alla domanda su dove si fermerà l’asticella della pace fiscale risponde così: “Dovremo valutare, io penso che su base pluriennale sarà più verso un milione”.

Per quanto riguarda la candidatura dell’Italia alle Olimpiadi 2026 il sottosegretario dice che si tratta ormai di un capitolo chiuso: “La candidatura alle Olimpiadi è definitivamente tramontata per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il governo, sicuramente sì. Ho seguito con serietà la vicenda e a un certo punto mi sono arrivate risposte non sufficientemente chiare e ho ritenuto che fosse meglio lasciar perdere”. Si mostra scettico anche sulla candidatura Milano-Cortina: “Se Lombardia e Veneto, trovano investitori privati e non ci mette niente il governo, facciano”.

Durante l’intervista si affronta anche il tema centrodestra. E’ ancora possibile pensarlo come soggetto politico unitario? “Di questo dovremo discutere con Forza Italia”, dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Mentre che Fi e Lega vadano insieme alle regionali parrebbe la soluzione più probabile: “Anche perché i Cinque stelle non vogliono fare alleanze con la Lega e la Lega non con i Cinque stelle: lo abbiamo detto fin dal contratto di governo. In questo momento copriamo maggioranza e opposizione”, afferma.


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