Il tormentato mondo (a fumetti) di Ibrahimovic


Se nasci lass a Rosengard, quartiere ghetto alla periferia di Malmoe, tra polacchi, magrebini, ex jugoslavi e turchi. Se scopri il mondo nell’altra parte della Svezia, dove meglio non entrare in orari poco raccomandabili, dove le guerre balcaniche e la povert del nord Africa non sono ricordi lontani ma incubi presenti. Se arrivi da queste terre di neve e violenza, insomma, non facile definire la tua identit. Capire chi sei e dove vai. Anche se un giorno sarai una stella del calcio adorata dai tifosi e pagata milioni di euro. “Nessuno nasce svedese da quelle parti”, dice il tifoso fuori dallo stadio del Malmoe. E n queste strade, su questi campetti degradati, nata la leggenda di Zlatan Ibrahimovic, per tutti ancora Zlatan, il figlio di Rosengard che ce l’ha fatta ma non sempre ha risolto le contraddizioni di un carattere spigoloso e forte come il suo fisico.

bad boy
La vita di Zlatan, prima di diventare famoso nell’Ajax, prima di vincere con Juve, Inter, Milan, Barcellona, Paris Sg, Manchester Utd, e ora negli Usa, sembra quasi un romanzo di formazione dickensiano. Lui ragazzo difficile, costretto a crescere in fretta, tra la casa del padre “dove il frigorifero sempre troppo vuoto e la guerra in Jugoslavia sempre troppo presente”, e quella della mamma, dove almeno c’ sempre qualcosa da mettere in pancia. Il calcio, l’hockey, le arti marziali, un mondo che non lo accetta (o nel quale lui non ha la chiave per entrare).


graphic novel
Una vita che si poteva raccontare in tanti modi: Paolo Castaldi, fumettista ma anche giornalista vero, per come indaga, scava nelle storie, cerca testimonianze, l’ha fatto a modo suo, come in passato con Maradona. E cio con un graphic novel biografico, Zlatan (128 pagine, 16 euro, Feltrinelli Comics), nato da un lungo viaggio nelle terre e nel quartiere di Ibrahimovic alla ricerca delle radici. Apparendo spesso in primo piano, prprio come in un servizio televisivo, come se la telecamera lo seguisse alle spalle.

Zlatan Ibrahimovic in fumetto, disegnato da Paolo Castaldi.

Zlatan Ibrahimovic in fumetto, disegnato da Paolo Castaldi.

hockey
Nel “campetto degli zingari”, anno 1992, Zlatan un ragazzo gi altissimo, forte e terribilmente solo. Con il vizio di rubare le bici parcheggiate per strada. Pap Sefik viene dalla Bosnia, ha origini rom musulmane, vive nel ricordo, no, nel terrore della pulizia etnica serba alla quale sfuggito. “Nei giorni in cui a casa del padre c’era la guerra, Zlatan andava a casa della madre”: ma neanche l era facilissimo, tra tanta povert e una sorella con problemi di droga. Zlatan un ragazzo arrabbiato e affamato, tanti tipi di fame, soprattutto di riscatto sociale: ma nel Balkan, squadra di figli di immigrati slavi, e “non di fighetti svedesi”, lo schierano in porta, forse per l’altezza. Lui non un portiere e reagisce a modo suo, scappando e maledicendo: “Sport di merda, il calcio. Diventer campione di hockey!”.

otto gol
Ma torna, non pu che tornare, per litigare in allenamento con un compagno e prenderlo a testate. Punizione: andr in panchina nella partita successiva. Solo che, dopo un primo tempo disastroso (0-4), il tecnico lo fa entrare e lui segna otto gol. “Fin dalle giovanili faceva cose pazze, noi svedesi non ci siamo abituati”, dice a Castaldi un altro tifoso. “Senza Rosengard non avremmo avuto Zlatan”. Sono due anni intensi e nel ’94 arriva la chiamata del Malmoe, l’impatto con i figli dei quartieri bene che vestono Ralph Loren e Nike. Le cose sono due: adeguarsi o ribellarsi. Zlatan sceglie la seconda e diventa un reietto, i compagni firmano una petizione per chiedere al club di cacciarlo perch “un teppista”, perch non lo vogliono.

e finalmente…
Ma il tecnico resiste alla pressione perch ha visto lontano. Ha letto negli occhi di quel ragazzo una rabbia che un giorno sar ripagata e oggi lo spinge ad allenarsi e allenarsi e allenarsi per crescere, per diventare il migliore. Se ne accorgono quelli dell’Ajax e lo portano via da Rosengard, quando comincia idealmente il secondo capitolo del romanzo della sua vita che forse un giorno, chiss, Cataldi racconter come il primo. Con la stessa matita alla quale bastano pochi segni per descrivere un ambiente, uno sguardo, uno stato d’animo, e lasciarci entrare nel mondo tormentato di Zlatan.

 Fabio Licari 

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