Ilva, proteste a Taranto dopo la firma dell’accordo


“Questo vuol dire altri dieci anni sicuri di immissioni altamente inquinanti nell’aria e il prosieguo dell’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni”

Luigi Di Maio - Accordo ILVA

Il Movimento 5 Stelle si era sempre espresso a favore della chiusura dell’Ilva di Taranto. Lo aveva dichiarato più volte lo stesso Luigi Di Maio, oggi Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico e i candidati di M5S in Puglia ne avevano fatto uno dei principali punti del programma, riuscendo in molti casi a vincere anche grazie a quelle promesse.

Il solito Blog delle Stelle, lo scorso 5 maggio, cioè appena quattro mesi fa, scriveva:

La trattativa sul futuro occupazionale degli operai del polo siderurgico si sta svolgendo in assenza di una ben definita linea contrattuale, di un piano ambientale, sanitario e di riconversione economica del territorio. Questa è la triste conclusione di un percorso criminale durato 12 decreti legge che prevede l’immunità penale per i Commissari e i futuri affittuari/acquirenti, anche in caso di accertamento di danno.

E, ancora:

Questa trattativa è stata condotta dai vari Governi che si sono susseguiti in maniera dilettantistica, fallimentare, infischiandosene dei diritti dei cittadini e dei lavoratori. Questa è una verità ormai sotto gli occhi di tutti.

Oggi quelle promesse, con l’accordo raggiunto proprio grazie a Di Maio, sono state totalmente disattese. Mesi e mesi di critiche ai governi che hanno preceduto il cosiddetto “governo del cambiamento” e il risultato nella delicata questione dell’Ilva è lo stesso che avrebbe raggiunto, punto più punto meno, il governo precedente.

Anche per questo è partita dalle 18.00 di oggi, giovedì 6 settembre, una protesta di 24 ore che punta a chiedere la chiusura dell’Ilva. Il sit-in era in programma da tempo e oggi più che mai, con la conferma che l’acciaieria continuerà ad operare, vedrà la partecipazione di quante più persone possibili.

Al grido di “Non c’è più tempo” stanno scendendo in strada cittadini e associazioni, ma anche interi comitati e medici che ben sanno quali sono le tragiche conseguenze di anni di operatività dell’Ilva per la città e i cittadini di Taranto. E se da un lato ci sono le giustificazioni di Luigi Di Maio, che a poche ore dall’accordo ha pubblicato un lungo articolo per spiegare il perchè di quanto accaduto e far passare quell’accordo come l’unica mossa possibile in una situazione assolutamente tragica, dall’altro ci sono proprio le persone che a Taranto ci vivono e che vorrebbero continuare a viverci in salute.

Ma, in concreto, cosa chiedevano questi gruppi di cittadini e associazioni?

Il nuovo Governo, nonostante le promesse fatte, sta per dare in pasto la nostra vita ad Arcelor Mittal, e il piano ambientale non sarà il governo a perfezionarlo ma la stessa multinazionale, che conserverà l’immunità penale concessa dal precedente governo.

Questo vorrà dire la distruzione completa di questa Terra benedetta dalla Natura. Questo vuol dire altri dieci anni sicuri di immissioni altamente inquinanti nell’aria e il prosieguo dell’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni. La morte di Taranto. E nessuna garanzia di mantenere i posti di lavoro. Tra qualche giorno tutto questo sarà ufficiale, ma noi le vogliamo provare tutte, nella speranza che nel cuore di questi governanti, alberghi ancora il senso della giustizia e il senso dello Stato e che tengano conto degli articoli della Costituzione Italiana. Qualcuno dice che i tarantini meritano quello che subiscono ogni giorno, perché non difendono a denti stretti la vita dei loro figli..dimostriamo che così non è.

Questo accordo, lo spiega in maniera chiara e concisa sul Fatto Quotidiano Alessandro Marescotti, Presidente di Peacelink e uno dei principali esperti italiani sulla questione dell’Ilva:

L’atteggiamento del M5s è cambiato nel giro di pochissimo tempo. E’ passato da un atteggiamento intransigente (“no all’ambientalizzazione dell’Ilva”), a un atteggiamento “migliorista” (“suggeriteci come migliorare il piano ambientale”) fino ad un atteggiamento “immobilista” sul piano delle norme (“non possiamo togliere l’immunità penale”). Il M5s sull’Ilva è divenuto di fatto l’esecutore della volontà dei governi precedenti, pur polemizzando in maniera inconcludente sulla gara vinta da ArcelorMittal. Non ha cambiato neppure una virgola dei decreti salva-Ilva. È stata una piroetta talmente veloce che gli attivisti pentastellati rifiutavano di leggere le dichiarazioni del ministro Di Maio, tutte orientate a vendere l’Ilva a “condizioni migliori”, in nessun caso ha mai parlato di fermo degli impianti pericolosi sotto sequestro penale.

Quello che viene chiesto a gran voce dal Comitato Lavoratori Liberi e Pensanti e dalle associazioni civiche e ambientaliste che da anni si stanno occupando dell’Ilva di Taranto è solo e soltanto la sua chiusura e una sua riconversione ambientale. A guidare la protesta di 24 ore che si concluderà alle 18 di domani, venerdì 7 settembre, c’è Mirco Maiorino, lavoratore dell’Ilva e fortemente contrario all’accordo raggiunto oggi, al punto da aver commentato su Facebook con un secco “Taranto: morire a norma di legge“.

A protestare non ci sarà il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, eletto nel giugno 2017 col Partito Democratico, che contrariamente alla maggior parte dei cittadini di Taranto ha accolto positivamente la notizia dell’accordo – “Taranto può finalmente guardare al futuro con maggiore fiducia, anche se tanto c’è ancora da fare in termini di bonifiche, tutela della salute e diversificazione produttiva“.

Intanto Luigi Di Maio ha fatto sapere che visiterà Taranto nei prossimi giorni, in data ancora da stabilire.

Sono un cittadino della terra dei fuochi, ed è lì che ancora ogni giorno respira la mia famiglia, quindi posso capire…

Posted by Luigi Di Maio on Thursday, September 6, 2018

Foto | Palazzo Chigi




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