In Romania fallisce il referendum per vietare i matrimoni gay


Nel fine settimana, in Romania si è tenuto un referendum costituzionale che mirava, tra le varie istanze, a rendere illegale il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nello specifico, il quesito del referendum riguardava la modifica della Costituzione nella parte in cui essa parla di matrimonio tra due sposi: i promotori della consultazione chiedevano che la frase fosse modificata parlando di matrimonio “tra un uomo e una donna” per rendere più difficile la legalizzazione delle unioni omosessuali. Il referendum è però fallito in quanto non è stato raggiunto il quorum necessario pari al 30% dei votanti, ma secondo l’Associated Press alle urne si sarebbe recato solo il 20,41% degli aventi diritto al voto.

La maggioranza socialdemocratica (PSD) ha deciso di lasciare i seggi elettorali aperti per due giorni, sperando di raggiungere il quorum minimo, ma nonostante questo il tentativo è fallito. Il referendum è nato da un gruppo di cittadini vicino alla Chiesa, che ha presentato tre milioni di firme per richiedere la pubblica consultazione. Come spiega Il Post, “il referendum è stato appoggiato dalla Chiesa ortodossa – in Romania i cristiani ortodossi sono oltre l’80 per cento della popolazione – e dalla Coalizione per la Famiglia, organizzazione che include più di 40 gruppi religiosi e conservatori. Ha ricevuto anche grande sostegno da quasi tutte le forze politiche nazionali, a eccezione del partito Unione Salva Romania, nato nel 2015 per combattere la corruzione e formato sia da parlamentari progressisti che conservatori, e del presidente rumeno Klaus Iohannis, centrista e contrario agli estremismi religiosi”.


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