in scena la verità indicibile sul caso Aldo Moro


Sono stati degli esponenti dello Stato Italiano insieme ai Servizi Segreti americani ad uccidere Aldo Moro. Alcune verità indicibili rappresentano un nodo del passato italiano irrisolto, e non è possibile andare avanti fino non è stato detto tutto:”moro: i 55 giorni che cambiarono l’Italia” è lo spettacolo interpretato da Ulderico Pesce scritto insieme al magistrato Ferdinando Imposimato, scomparso a gennaio. Il titolo della performance di teatro di denuncia comincia con”moro” con la “m” minuscola per dire: “muoio” nel senso di “sono destinato a morire”.

Lo spettacolo è un’altra accurata analisi restituita dal primo giudice che si occupò del caso e che notò per primo le stranezze della vicenda perché fu il primo a subirne alcune sospette distorsioni. Infatti secondo il Codice di procedura penale, un’ora dopo il rapimento di una persona le indagini venivano assegnate, come stabilito dal Codice di procedura penale, al giudice istruttore di Roma che in quel caso fu Imposimato. La questione del rapimento invece arriva nelle sue mani 9 giorni dopo. Un errore? Un illecito? Il primo di una serie di misteri inspiegabili che punteggiano tutta la questione sulla quale fanno capolino dei protagonisti innominabili: lo Stato Italiano e i Servizi Segreti Americani.

Lo spettacolo arriva al Teatro Verdi di Milano il 25 e 26 ottobre in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Aldo Moro. La ricostruzione teatrale e storica comincia con il rapimento del 16 marzo 1978 quando fu portato via Aldo Moro e furono uccisi gli uomini della scorta: Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Oreste Leonardi. Il magistrato Ferdinando Imposimato interagisce attraverso il video con il fratello di Raffaele Iozzino, una delle guardie giurate uccise durante l’attentato, interpretato da Ulrico Pesce. Ciro, fratello di Raffaele è il protagonista dello spettacolo. La rabbia che lo spinge a rintracciare il giudice Imposimato titolare del processo al quale chiede di sapere la verità.

Nello spettacolo assume una funzione altrettanto importante l’incontro e l’amicizia tra Ciro Iozzino e Adriana, la sorella del poliziotto Francesco Zizzi, altro membro della scorta di Moro, proveniente da Fasano in provincia di Brindisi, che quella mattina del 16 marzo era al suo primo giorno di lavoro sostituendo la guardia titolare che la sera prima, “stranamente”, era stata mandata in ferie. Tante stranezze e misteri minuto per minuto si dispiegano davanti allo spettatore, per raccontare un caso che non rappresenta solo la morte di un importante politico italiano, ma la cui soluzione ci può indicare il perché dell’Italia di oggi.


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