Insigne: “Se andiamo in A canto davanti a tutto lo stadio” – La Gazzetta dello Sport


Stasera il ritorno col Cittadella, già battuto 2-1. “Che macello ha fatto Vigorito per prendermi. Vizio tanto mia figlia, conosco tutti i cartoni”

Nicolò Schira

Il Benevento canta e viaggia a ritmo Serie A con un fratello d’arte come frontman neomelodico: Roberto Insigne, 8 reti e 12 assist in stagione, compresi quelli che hanno steso il Cittadella all’andata. Stasera il ritorno: «Giocheremo per vincere, come sempre. Niente calcoli».

In finale meglio Pescara o Verona?

«Sono due grandi squadre, ma nessuna preferenza».

Con Coda vi intendete a meraviglia.

«Massimo è straordinario, non capisco cosa ci faccia in B».

Quest’anno ha trovato l’habitat giusto per esplodere.

«Sono contento di aver messo il piedino in 20 gol tra reti e assist, ma punto a fare ancora meglio. Mi trovo bene e ho al mio fianco mia moglie Elisabetta e mia figlia Patrizia».

Non a caso quando segna esulta con il pollice in bocca…

«Lo faccio per la bimba. Sono un papà giovane e la vizio. Passiamo le sere a vedere i suoi cartoni preferiti. Da Masha e Orso a 44 gatti fino a Peppa Pig, ormai sono uno specialista».

Dicono sia il pupillo di Vigorito.

«Il presidente è una persona meravigliosa. Mi ha voluto a tutti i costi. Che macello ha combinato per portarmi a Benevento…».

«De Laurentiis chiedeva tanto (obbligo di riscatto a 1,5 milioni in caso di A, ndr). A un certo punto Vigorito gli ha detto battendo i pugni sul tavolo: “Aurelio, guarda che sto comprando Roberto mica Lorenzo!”. E giù tutti a ridere».

A proposito: le sono mai pesati i paragoni con suo fratello?

«Assolutamente no. Lorenzo è un idolo per me. Parliamo di uno dei più forti in circolazione, il capitano del Napoli e n° 10 della Nazionale: come potrei provare invidia? Non rosico se mi dicono che è più forte e io scarso. Anzi mi viene da sorridere, sono orgoglioso di lui…».

Lorenzo l’aspetta in Serie A?

«È il mio sogno. Voglio arrivarci col Benevento. Sarebbe fantastico sfidarci al San Paolo nel derby campano. Cosa mi dice? Di stare tranquillo, che sono forte e di giocare spensierato».

Da ragazzo invece chi era il suo idolo?

«Sembra strano visto che sono napoletano, ma impazzivo per Del Piero. Oltre a essere un campione straordinario, mi piaceva per la sua correttezza in campo. Mai una lite».

In giallorosso può contare su un mentore come Pasquale Foggia.

«Il direttore mi riempie di consigli. A 35 anni lotta per la A: farà una grande carriera. Ci assomigliamo, ma lui aveva un dribbling pazzesco».

A Benevento poi c’è pure un mental coach speciale.

«Il mio agente Sandro Martone, mi martella e tiene sul pezzo. Più che un procuratore è un fratello maggiore: certi giorni sento più lui di mia moglie».

Nello spogliatoio la «temono» tutti. Come mai?

«Con Improta ci scateniamo negli scherzi, l’obiettivo è sdrammatizzare i momenti negativi e strappare un sorriso. Le vittime? Del Pinto e Viola sono i nostri bersagli preferiti».

È vero che ama le canzoni neomelodiche?

«La mia preferita è Chiove di Gigi D’Alessio. Prima di ogni gara non mancano mai L’infermiera di notte di Gianni Celeste e quelle di Luciano Caldore. Se andiamo in A, sono pronto a cantarne una davanti a tutto lo stadio».


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