“Inter, che figli di buona donna! Non sono gruppo. Icardi? Troppe cose…” – FC Inter 1908


Nemmeno il tempo di festeggiare, che per l’Inter si aprono già gli interrogativi su quello che potrà essere il prossimo futuro. Un futuro che parla di Champions League, di Antonio Conte, conquistato dopo una notte folle a San Siro contro l’Empoli. Per analizzare quanto accaduto al Meazza e proiettarci verso la prossima stagione, FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva una leggenda come Tarcisio Burgnich, eroe della notte del Prater di Vienna del 27 maggio 1964, 55 anni fa oggi, quando l’Inter di Herrera conquistò la sua prima Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Un buon auspicio per la rinascita nerazzurra.

Buongiorno sig. Burgnich. Allora, alla fine l’Inter ce l’ha fatta. Ma quanta sofferenza.
L’Inter era tecnicamente molto superiore agli avversari. Per definire i giocatori mi viene da dire che sono figli di buona donna. Quando c’è una società che traballa, credo che ne approfittino. Sono degli ottimi giocatori, ma che giocano per loro stessi e non di collettivo. Se giocassero l’uno per l’altro, l’Inter non sarebbe arrivata a questo punto, ma si sarebbe qualificata molto prima e non avrebbe sofferto così tanto.

Inter-si-qualifica-Champions-moglie-Zanetti-che-partitaQuindi lei non crede che tanta sofferenza non sia da attribuire magari a un po’ di paura o a mancata personalità?
No, non credo. Sono buoni giocatori, con ottime doti fisiche e tecniche. L’importante è giocare tutti undici, insieme, come un corpo unico. E ieri a volte non l’ho visto.

Non crede che abbiano influito anche le voci di queste settimane sul nuovo allenatore?
No, non c’entra nulla, perché i giocatori, per cercare di mettersi in evidenza con il nuovo tecnico, dovrebbero fare di tutto per fare bene. Ma qui in questi mesi ho visto gente che è stata male, gente che è stata a guardare…

L’Inter ce l’ha fatta anche grazie a un pubblico ancora una volta straordinario. Quanto è stato importante l’apporto di San Siro in una partita così decisiva?
San Siro conta sempre molto, perché sostenere la squadra è importante e lo è stato sicuramente anche ieri. Il tifoso dell’Inter è sempre straordinario.

L’unica nota stonata della serata è stata ancora una volta Icardi, che ha sbagliato un rigore potenzialmente decisivo e che è stato fischiato all’uscita dal campo. Si è chiusa nel peggiore dei modi la sua esperienza all’Inter?
L’errore sul rigore ci può stare, è una cosa che è capitata a tutti, anche a Pelè. Bisogna guardare altre cose, ovvero la partecipazione, la capacità di trascinare il gruppo. Il problema è generale: si sono viste e sentire troppe cose sul suo conto extracampo in questa stagione.

Che voto dà alla stagione di Spalletti?
Mah, Spalletti può aver fatto bene e può avere delle responsabilità, ma tutto fino a un certo punto. Chi va in campo sono i giocatori.

Ora l’Inter volta pagina e inizia l’era Conte. Potrà essere lui a portare un po’ di senso di appartenenza e unità di spogliatoio?
Credo che tutto parta dalla società, che non dovrà dare modo ai giocatori di approfittarsi di eventuali traballamenti. Bisogna creare un ambiente unito per affrontare le prossime sfide. Marotta l’ho conosciuto, mi aspetto che possa costruire una squadra di qualità per provare a mettere sotto tutti.

Si aspetta colpi importanti dalla società?
Credo che si debba continuare su questa squadra, a patto di essere seri e decisi nel risolvere le questioni. Se uno fa una caz…a, lo si manda a casa subito. Non devono più accadere le situazioni di questa stagione.

Oggi ricorre il 55° anniversario della conquista della prima Coppa dei Campioni della storia dell’Inter. Lei fu uno degli eroi di quella notte. Che ricordi ha?
Avevamo una grande squadra, con una grande società, con un grande presidente. E’ una di quelle partite che ricordo meglio, perché giocavamo contro i nostri idoli, e metterli sotto in quel modo per noi è stata una grande soddisfazione. Tifavamo per questi grandi giocatori, eravamo loro tifosi. Quando mi chiedono la partita a cui sono più affezionato, parlo di quella, perché sono riuscito a sovrastare i miei modelli.

L’Inter torna in Champions e il giorno dopo ricorre un anniversario importante come questo. Che possa essere di buon auspicio per una nuova rinascita dell’Inter?
La base di partenza è buona: i giocatori hanno qualità, ma è questione di mentalità. Ci vuole una persona che unisca tutto l’ambiente, tutto lo spogliatoio, che è tutto in una squadra. Un po’ come accadeva ai miei tempi.




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