La conferenza sulla Libia di Palermo è un flop clamoroso


Secondo l’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi la conferenza sulla Libia, partita oggi a Palermo, sarebbe un fallimento: “Ieri a Parigi c’era il mondo, da Trump a Putin: tutti ospiti di Macron per ricordare la Prima Guerra Mondiale. L’Italia di Conte e di Moavero Milanesi aveva studiato bene il calendario e pensato di organizzare una bella conferenza sulla Libia in Italia, il giorno dopo Parigi, contando sulla presenza ‘in zona’ di tutti i grandi leader. Purtroppo nessuno dei grandi – che pure hanno partecipato in massa a Parigi – ha deciso di accogliere l’invito italiano. La credibilità in politica estera è una cosa seria, non si improvvisa. Per chi conosce le regole degli incontri internazionali e della diplomazia quello di Palermo è purtroppo un flop clamoroso” – ha detto Renzi nella sua enews, notando l’assenza dei grandi leader, per quella che doveva essere un’occasione di confronto per agevolare il processo di stabilizzazione della Libia – “E io, da italiano, sono molto dispiaciuto – ha aggiunto – Macron ha mostrato a Conte come si organizzano gli eventi internazionali. E mentre il mondo era a Parigi a discutere di Pace e di futuro, i due leader del governo italiano erano uno alla fiera del motociclo, l’altro a insultare i giornalisti su Facebook”.

Renzi è tornato a parlare anche delle dimissioni del portavoce del premier Giuseppe Conte, Rocco Casalino, chieste a gran voce dalle opposizioni per la vicenda del video che lo riguarda, risalente a 15 anni fa: “Rocco Casalino insulta le persone con sindrome di Down. Il portavoce del presidente del Consiglio nella sua carriera ha offeso mezzo mondo: i poveri, gli stranieri, gli anziani, i giornalisti, gli avversari politici. Basta una ricerca su Google per capire che cosa pensa davvero, nel profondo del suo cuore, il signor Rocco Casalino. Quando è uscito il video sulle persone con sindrome di Down, molti di noi hanno chiesto a Conte di far dimettere Casalino. Ma per come funzionano le cose nei Cinque Stelle è impossibile che il premier Conte licenzi il suo portavoce Casalino: è più facile che Casalino licenzi Conte. Casalino ha poi deciso di andare su Rai1, in prima serata, da Fazio, in collegamento per scusarsi con le persone con sindrome di Down. Per evitare che le scuse siano l’ennesima sceneggiata occorre un atto molto semplice: le scuse siano accompagnate dalle dimissioni. Altrimenti è l’ennesima finzione, l’ennesima simulazione”. 

Renzi ha sottolineato anche il silenzio del ministro Fontana sull’argomento: “Perché ha perso la voce? Il ministro delle disabilità Fontana all’inizio del suo mandato parlava di tutto e del contrario di tutto. Ora è sparito. Perché? Che è successo? Eppure Grillo attacca i bambini autistici e Casalino attacca le persone con sindrome di Down: che ci sta a fare il ministro della disabilità se non reagisce nemmeno su questo? Fontana, tutto bene? È solo un mal di gola stagionale? Attendiamo fiduciosi una sua parola come ministro della disabilità”. È uno dei tre interrogativi che si pone.

“Perché il ministro Salvini non parla mai di droga? Eppure anche i più recenti, terribili, fatti di cronaca nascono da vicende legate alla droga anche se si preferisce sottolineare la polemica sull’immigrazione. Davvero pensiamo che la droga sia gestita, spacciata, diffusa solo da giovani migranti di colore contro i quali quotidianamente il ministro combatte a colpi di Tweet? E perché allora non riservare la stessa determinazione alla lotta contro la droga? Davvero fingiamo di non sapere quanti italiani, italianissimi, siano implicati in questa rete?”.

Poi l’ex segretario Pd ha attaccato Luigi di Maio e il M5S per la questione del condono per gli abusi edilizi a Ischia: “Il maltempo ha fatto oltre trenta morti, come sappiamo, molti dei quali morti per abusivismo. Di Maio è l’unico che insiste per fare a tutti i costi il condono edilizio a Ischia. A me non interessa capire quali siano i legami tra la famiglia Di Maio e i condoni. Ho letto che Di Maio ha detto che le (eventuali) colpe dei padri non devono ricadere sui figli e subito la mente vola alla violenza verbale della campagna elettorale del VicePremier. Ma non è questo il punto. La domanda è semplice: quali inconfessabili esigenze costringono Di Maio a imporre a tutto il Governo questa figuraccia galattica del condono?”.


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