La misteriosa morte di David Rossi, dal volo dalla Rocca Salimbeni al giallo dell’orologio


Potrebbe essere a un passo dalla riapertura il caso di David Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitato da una finestra di Rocca Salimbeni, a Siena, il 6 marzo del 2013. Gli esiti della consulenza richiesta da Ranieri Rossi, fratello del manager, all’ingegnere Luca Sarselli, forniscono la prova che qualcuno era nella stanza di Rossi la sera in cui è volato giù dal terzo piano. La telecamera che ha catturato gli ultimi tragici istanti di quel volo ha immortalato anche la precipitazione di un altro corpo, venti minuti dopo. Si tratta dell’orologio di Rossi, ritrovato con la cassa danneggiata dal lato interno, quello a contatto con la pelle e che si sarebbe mantenuto integro se il Sector fosse stato effettivamente al polso del Rossi.

Le indagini

La morte del capo della comunicazione di MPS è al centro di due fascicoli, uno risalente all’indomani dei fatti l’altro a due anni dopo e entrambi archiviati dalla Procura di Siena come suicidio. Una conclusione con cui la famiglia Rossi non concorda, tanto da denunciare le numerose ‘lacune’ investigative che si sarebbero accumulate negli anni. Aldo Natalini, il pm titolare della prima inchiesta ha ordinato la distruzione di importanti reperti ancor prima che fosse disposta l’archiviazione. Si tratta dei fazzoletti sporchi di sangue trovati all’interno dell’ufficio di Rocca Salimbeni. Scarso peso fu dato anche all’esame condotto dal colonnello dei Ris, Davide Zavattaro, che riscontrava come prima di morire Rossi fosse stato coinvolto in una colluttazione, della quale ci sono evidenze anche sul corpo (in particolare segni di afferramento sulle braccia).

La moglie: “Non è stato suicidio”

“Chi non cerca la verità si rende complice della bugia” scrive su Facebook, Antonella Tognazzi, la vedova di Rossi, che insieme alla figlia Carolina Orlandi ha sempre creduto fermamente che David fosse rimasto vittima di un omicidio. Fu Carolina, ignara della tragedia, a telefonare nell’ufficio del padre dopo che era precipitato. Qualcuno in quella stanza alzò la cornetta per rispondere, ma invece di parlare restò in silenzio. Se David Rossi era già precipitato non poteva che essere un’altra persona presente nell’ufficio, forse la stessa che ha lasciato cadere l’orologio dal terzo piano.

L’ipotesi dell’omicidio

All’interno di questo quadro non è da escludere l’ipotesi che terzi abbiano afferrato il manager per i polsi (forse quando aveva persi i sensi a seguito della colluttazione) e lo abbiano trascinato con tale energia che l’orologio si è rotto. A sostegno di tale ipotesi vi è il rinvenimento di particelle di oro nella zona del polso sinistro, dove indossava l’orologio, che però non ha la montatura in oro. Dunque del metallo prezioso – un anello o un bracciale – potrebbe essere stato sfregato contro la pelle del braccio nell’azione di trascinamento. Sempre all’interno di tale scenario ipotetico, l’aggressore si sarebbe accorto che l’orologio era sul pavimento solo dopo la precipitazione e l’avrebbe quindi lanciato simulando un suicidio. Sarà la Procura di Siena ora a valutare se i nuovi elementi siano sufficienti ad aprire un fascicolo per omicidio.


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