l’artista Blase fa comparire un reperto non proprio archeologico


Una pietra antica con un’incisione di oggi, inserita tra reperti archeologici (veri). Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’artista francese Blase  ha lasciato un segno inequivocabilmente suo: la scritta “Blase è un pezzo di m…” scritta su una pietra proveniente dal Parco Archeologico di Pompei. Una provocazione dell’artista parigino che, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, mostra la realizzazione della performance definita da lui stesso di “Hackeraggio del Museo Archeologico di Napoli“.

Nel video documentativo, realizzato sulle parole della canzone “Svalutation” di Adriano Celentano, l’artista si infila nella cinta dei pantaloni il pezzo di pietra di circa una ventina di centimetri con le parole già incise, lo prende in mano all’interno del museo e di nascosto lo inserisce su due ganci fissati alle pareti in una zona espositiva tra le altre opere storiche. La performance è perfettamente in sintonia con le altre opere dell’artista esposte anche sul sito personale. La poetica dell’autore è quella di rielaborare le opere d’arte della nostra tradizione e cultura storica, mettendone proprio in discussione l’autorità acquisita nel tempo e riconosciuta tradizionalmente con delle creazioni grafiche e artistiche, che risultano in un azione irriverente e dallo spirito iconoclasta.

L’artista è passato al MANN mentre era di passaggio nella città partenopea per la mostra personale “Non conforme all’originale” inaugurata recentemente al SuperOtium Art Hotel: una collezione di ritratti antichi in cui sono stati aggiunti elementi dell’aspetto più tecnologico della contemporaneità: uno smartphone, degli auricolari, un cappellino da baseball o la coroncina e la fascia di Miss Francia. Le opere in galleria sono anche uscite in strada per diventare installazioni di street art. Una performance certamente provocatoria, che ricorda alcuni importanti momenti dell’arte moderna. Opere in cui l’artista dimostra di essere impegnato in una riflessione sulla propria figura, uno degli ultimi artisti fondanti fu Piero Manzoni che nel 1961 esponeva la “Merda d’artista”, ma che ricordano anche la performance del 1898 di Toulouse-Lautrec e sviluppano il concetto di utilità dell’inutile.


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