L’ennesima spaccatura Lega-M5S, Conte dica da che parte sta


Il Parlamento di Strasburgo ha oggi approvato la risoluzione preparata dalla Commissione LIBE, per chiedere l’attivazione dell’articolo 7 del trattato sulla Ue contro l’Ungheria di Orban. Si stratta di un voto storico, perché è la prima volta che tale procedura viene avviata su iniziativa dell’Europarlamento. “Su questa vicenda si gioca la credibilità dell’Unione europea” – dice Elly Schlein, eurodeputata di Possibile, contattata da Fanpage.it – “L’Europa non può tollerare che all’interno dei suoi confini si calpestino i suoi principi fondamentali. Altrimenti passa l’idea che siamo una comunità che sta insieme soltanto per avere una moneta e un mercato comune”.

Questo risultato è stato per voi un successo. Cosa dobbiamo aspettarci adesso?

Intanto il Parlamento ha mandato un segnale forte non solo a Orban, ma a tutti quei governi che pensano di poter stare nell’Unione prendendone solo i benefici, calpestandone i diritti. Vorrei però ricordare che questo non è affatto un voto contro gli ungheresi. Quello stilato dall’eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini è un rapporto lungo, di circa settanta pagine, che mette in fila una serie di provvedimenti presi da Budapest, che sono lesivi di quei principi fondamentali che si trovano all’articolo 2 dei trattati, e che violano lo stato di diritto, il pluralismo, la non discriminazione, l’uguaglianza. Orban ieri ha cercato di strumentalizzare la questione sostenendo che questa fosse una punizione contro l’Ungheria, perché è un Paese che ha detto di no all’immigrazione. Ma vorrei ricordargli che la questione dei migranti e dei rifugiati è solo uno dei capitoli della relazione. Si parla ovviamente anche di immigrazione, perché le leggi varate dall’Ungheria violano i diritti fondamentali; ma ci sono appunto altre constatazioni altrettanto gravi fotografate da Sargentini, per esempio sull’indipendenza dei giudici, sulla corruzione nell’utilizzo dei fondi europei e della scarsa trasparenza. Non ci dimentichiamo che lì il 30% degli appalti vedono solo la partecipazione di un concorrente per aggiudicarsi il bando. Senza contare le limitazioni alla libertà di stampa e la situazione delle ong che ricevono soldi dall’estero, che sono state penalizzate da una tassazione ad hoc.

La Polonia potrebbe rappresentare un ostacolo, visto che sarà necessario il voto all’unanimità al Consiglio.

La palla passa adesso ai capi di Stato e di governo dell’Ue. E in Consiglio le maggioranze richieste sono effettivamente molto alte per andare avanti con la procedura per le sanzioni. Speriamo che i governi non perdano l’occasione per avere un sussulto di dignità, visto che violazione dei valori dell’Ue non riguarda un singolo stato, ma diventa un problema per tutti i membri. I Paesi del gruppo di Visegrad, come la Polonia, la Slovacchia o la Repubblica Ceca, sono certamente molto vicini alla leadership di Orban. Ma per la prima fase occorre una maggioranza di 4/5 prima di arrivare all’unanimità, per cui speriamo che quantomeno nel primo passaggio il Consiglio trovi la maggioranza per prendere atto del rischio di violazione dell’articolo 2.

Il M5S è stato l’unico del suo gruppo a votare a favore delle sanzioni. Qual è il riflesso di questo voto sulla politica italiana?

Questo voto fa emergere un’altra grave contraddizione interna ai partner della maggioranza di governo in Italia. Il M5S ha cercato di giustificarsi dicendo che non appartenendo allo stesso gruppo è libero di fare valutazioni differenti dalla Lega. Purtroppo però sono al governo insieme e in Consiglio si vedrà quale posizione assumerà l’Italia. Seguirà quella della Lega o quella del M5S? Quindi quelle contraddizioni, che loro cercando di minimizzare, stanno esplodendo in tutta la loro evidenza.

Conte si troverà stretto tra due fuochi.

Sì ogni tanto sembra di essere in presenza di due governi diversi. Anche sulla questione della riforma di Dublino le dichiarazioni del presidente del Consiglio sono state spesso diverse da quelle del ministro Salvini. È inspiegabile come nel nostro governo ci sia chi miri ad un asse con Orban, facendo un ragionamento che proprio in tema di immigrazione è tutto alle spese dell’Italia. Perché è proprio il premier ungherese che blocca la riforma di Dublino, e che si è sempre schierato contro qualsiasi ipotesi di solidarietà interna, senza la quale l’Italia non risolverà mai la questione immigrazione. Paradossalmente lo slogan sembra essere ‘prima gli ungheresi’, più che ‘prima gli italiani’. Sul voto di quella riforma, nonostante i due terzi di maggioranza, è mancato il voto favorevole sia della Lega sia del M5S, il quale ritiene sia meglio puntare sul blocco delle partenze nei Paesi d’origine. Ma vorrei ricordare che la loro non è un’idea originale. Sono anni che si tenta di perseguire questa strada, eppure i migranti riescono a trovare comunque pericolose vie di fuga dai loro Paesi. Quando servirebbero invece vie legali. Ora il M5S vuole sanzionare Orban. Ma quando avrebbe potuto sostenere la riforma di Dublino non c’erano ancora state le elezioni, e il Movimento sperava forse di pescare nell’elettorato della Lega, scavalcandola sui suoi temi.

I sostenitori di Orban hanno parlato di attacco al principio di autodeterminazione dei popoli, visto che il premier ungherese gode di un ampio consenso. Come commenta quest’affermazione?

È assurdo, perché l’Ungheria ha democraticamente scelto di far parte dell’Ue, non è stata obbligata. Quindi è evidente che se si aderisce all’Unione si fa parte di una comunità retta su alcuni principi fondamentali che tutti sono tenuti a rispettare. Mi sembra che questo è l’atteggiamento di qualche capo di governo o di qualche ministro che si ritiene al di sopra delle leggi, delle costituzioni e dei trattati. Ma non funziona così. Tutti quelli che hanno ottenuto una maggioranza alle urne hanno anzi una responsabilità doppia. Gli ungheresi sono tra i primi Paesi beneficiari di fondi europei e sono il primo Paese per pianificazione di progetti finanziati da fondi europei. Oltre ai benefici è opportuno condividere anche le responsabilità, altrimenti è solo un atteggiamento molto infantile. Hanno ricevuto 4 miliardi e mezzo dall’Europa nell’ultimo settennato, a fronte di un contributo di 900 milioni. Eppure, come anche la Polonia, hanno totalizzato zero ricollocamenti dei 170mila promessi all’Italia e alla Grecia. Non si può scegliere una forma di solidarietà e rifiutare l’altra. Orban è un ipocrita, perché lancia campagne ‘Stop Brussels’, ma scommetto che si sarà dimenticato di spiegare ai suoi elettori che proprio grazie a quei 4 miliardi e mezzo ricevuti ha potuto fare investimenti nel Paese e portare lavoro.


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