Libera i cani, che significa il motto degli Azzurri dell’Italvolley


L’Italia questa volta non «libera i cani» ma la sconfitta 3-2 contro la Russia è indolore: nonostante il primo ko nel torneo infatti arriva la qualificazione da primi nel girone con un turno d’anticipo alla terza fase del Campionato Mondiale organizzato in compartecipazione tra Italia e Bulgaria (c’è attesa per il sorteggio dei due gironi da 3 che compongono appunto i quarti anticamera della Final Four).

‘Libera i cani’: il motto degli azzurri

Era stato Ivan Zaystev a rivelare il significato del motto («Libera i cani» appunto) usato dagli uomini di Gianlorenzo Blengini per caricarsi prima e dopo le gare iridate che stanno facendo sognare tutti i tifosi azzurri: «Rappresenta la foga dei nostri panchinari quando entrano in campo come cani randagi e danno un contributo importante» aveva detto l’opposto di Modena. Ciò a testimonianza del grande apporto dato anche dai “non titolari” come capitato ai vari Maruotti, Baranowicz, Nelli o Rossini nelle precedenti partite, ma contro la Russia sono stati ancora i due “italiani naturalizzati”, Zaytsev e Juantorena, a trascinare i compagni come dimostrano i 37 punti messi a referto in totale dai due nella gara del Forum di Assago.

Zaytsev: il russo di Spoleto

Il capitano azzurro non sarà però contento della sconfitta (per quanto indolore), per Ivan Zaytsev infatti quella contro la Russia non è una partita come le altre. Per quanto sia nato a Spoleto il leader dell’Italvolley, non a caso soprannominato “lo Zar”, è di origine russa: il padre, Vjačeslav Zajcev, è stato un pallavolista campione olimpico con la nazionale sovietica, la madre, Irina Pozdnjakova, è stata invece una nuotatrice di buon livello sempre gareggiando sotto la bandiera dell’allora Unione Sovietica. Per il capitano azzurro (che nel 2008 ha ottenuto la cittadinanza italiana dopo aver vissuto per oltre dieci anni nel nostro Paese) si è trattato dunque di un derby avendo lui avuto anche la possibilità di scegliere di giocare per la Nazionale russa (come avrebbe voluto il padre). Ma lui è italiano, si sente italiano, e nel match di ieri lo ha dimostrato per l’ennesima volta.

Juantorena: il cubano di Trento

Ivan Zaytsev non è però l’unico “naturalizzato” della Nazionale di Chicco Blengini che ha conquistato l’acceso tra le sei migliori squadre al Mondo e continua a coltivare quel sogno del titolo iridato che manca all’Italia ormai da 20 anni. L’altro grande protagonista delle prime due fasi della Coppa del Mondo è stato infatti Osmany Juantorena che a differenza del capitano azzurro non è nemmeno nato nel nostro Paese. Lo schiacciatore della Lube è nato a Santiago di Cuba e ha collezionato ben 75 presenze con la Nazionale del suo Paese d’origine prima di prendere la cittadinanza italiana nel 2010 dopo che Trento ha deciso di puntare su di lui (difendendolo strenuamente nella battaglia legale con il Paese centramericano che non voleva concedergli il permesso di giocare all’estero) dopo la lunga squalifica per doping.

Vent’anni dall’ultimo acuto iridato della ‘generazione di feneomeni’

Dal 2015 veste la maglia azzurra e insieme a Zaytsev è diventato il trascinatore di quell’Italia che dopo la finale olimpica del 2016 vuole adesso salire sul tetto del mondo a 20 anni di distanza dall’ultima volta, a venti anni di distanza dall’ultimo acuto iridato (Giappone 1998) di quella che è passata alla storia come la “generazione di fenomeni” del volley italiano. E chissà che, dopo un ventennio di digiuno, non debbano essere proprio i due italiani “naturalizzati” a regalare al Bel Paese il quarto Mondiale di pallavolo maschile della sua storia.


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