L’incubo di Hill House il libro mozzafiato dietro la serie televisiva Netflix


Ecco un libro che ha fatto la storia della letteratura gotica americana. Sta per arrivare Halloween e quest’anno andare al di là degli stereotipi e sfuggire ai vampiri di Bram Stoker è possibile, andarsi a rifugiare in una casa del terrore è la miglior cosa che possa accadere. “L’incubo di Hill House”, che ha per soggetto una casa infestata, è il luogo ideale, anche perché oltre ad essere romanzo, è la serie televisiva Netflix “Hill House” uscita da pochi giorni.

Il volume, tutt’oggi celebrato come un pezzo importante della storia della letteratura horror, ha avuto il riconoscimento da grandi scrittori come Ray Bradbury e Stephen King che ne hanno ammesso l’influenza anche nel loro lavoro. In inglese “The Haunting of Hill House” della scrittrice Shirley Jackson è stato pubblicato la prima volta negli Stati Uniti nel 1959 e in Italia è finalmente arrivato nel 1979.

Il romanzo è caratterizzato da uno stile letterario raffinato e elegante, ricamato attentamente con sottili allusioni che creano un’atmosfera perturbante senza ricorre all’utilizzo di effetti grossolani, la mette su un piedistallo rispetto ad altri scrittori dell’epoca. La scrittrice è stata considerata da molti critici, tra cui S.T. Joshi, come una delle migliori narratrici del fantastico dopo H.P. Lovercraft. Una casa infestata come tante, ma la prima per quel che riguarda la moderna letteratura, un romanzo da prendere assolutamente in mano.

L’incubo di Hill House comincia alla luce del giorno con un certo professore Montague, esperto antropologo, che decide di trascorrere l’estate nell’edificio per osservarne da vicino i fenomeni paranormali presenti all’interno. Montague coinvolge per questo motivo diverse persone, selezionate tra chi è stato già protagonista in passato di eventi insoliti, perché riescano a percepire la manifestazione di un possibile fantasma soggiornante nella dimora sulla collina. Si presentano all’invito solo Eleanor, un ragazza timida e che sfugge da un passato triste e un’artista spregiudicata e trasgressiva, Theodor. Arriva anche Luke, l’ultimo erede proprietario di Hill House.

Altri inquilini si aggiungono alla convivenza terrificante, che a poco a poco diventerà sempre più un incubo a occhi aperti. Il romanzo riesce ad agganciare il lettore in modo assolutamente sottile e raffinato ad un livello letterario paragonabile al magistrale racconto “Il Giro di vite” di Henry James. Non c’è più realtà, né immaginazione: la narrazione cammina sulla linea nel mezzo e nessuno riesce più a riconoscere cosa avviene veramente e quel che accade nella mente degli abitanti nella casa. Forse non lo scoprirà mai nessuno, non lo capiranno di certo i protagonisti della storia, forse solo il lettore riuscirà a comprendere… Quello che invece è certo è che il romanzo ha inspirato ben due film: uno del 1963 “La casa degli invasati” di Robert Wise e Presenze del 1999 del regista Jan de Bont e oggi rinasce nella nuova serie Netflix del regista Mike Flanagan.


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