“LinkedIn per cercare squadra? L’Italia non è pronta. Se non avessi fatto l’autogol al Mondiale…” – Il Posticipo


(Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Da chi ha vinto il Mondiale 2006 sarebbe lecito aspettarsi un pizzico di presunzione in più, ma Cristian Zaccardo non sa che cosa significhi vivere di rendita: ha avuto sempre il coraggio di reinventarsi con quell’umiltà che solo i campioni si portano dentro. Una vita in Italia con la Germania nel destino: nel 2004 a Bochum ha vinto gli Europei con l’Under-21, nel 2009 a Wolfsburg ha alzato al cielo il Meisterschale con Andrea Barzagli al suo fianco. Dopo quel successo però è stata dura: al Parma ha sorriso ancora, al Milan invece ha sofferto un po’ e col Carpi ha cercato di restare attaccato alla A con le unghie. Si è affidato forse alle persone sbagliate e anziché restare a galla ha perso terreno. Dopo la B col Vicenza ha deciso di gestirsi da solo: prima è sbarcato su LinkedIn, poi a Malta. Oggi vorrebbe giocare ancora, ma se non ci dovesse riuscire ha in mente un paio di idee per fare calcio anche nella sua seconda vita.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)
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Cristian, le manca il calcio giocato?
A volte sì, a volte no. Quando vado allo stadio mi domando se posso stare ancora in campo. Fisicamente mi sento bene e potrei giocare in una squadra di seconda fascia in Serie A. Ho fatto delle scelte, però alcune non sono dipese da me. Dopo l’esperienza al Carpi nel 2016 mi sono affidato a un nuovo procuratore, ma dopo 15 anni sono stato costretto a scendere in B col Vicenza, dove le cose non sono andate bene. Poi ho deciso di gestirmi da solo creando il mio profilo su LinkedIn: così è arrivata un’esperienza a Malta, ma sono un po’ uscito dal giro…

Più il tempo passa, più è complicato trovare squadra?
Avere 37 anni pesa perché i club oggi pensano soprattutto a ringiovanirsi. Potrei fare due cose al momento: andare in una società per giocare finché sto bene e poi rimanerci con altri compiti oppure fare un’ultima esperienza all’estero in un campionato meno stressante rispetto alla Serie A. Il tempo passa e questo va a discapito del Zaccardo calciatore perché a una certa età rimettersi in forma è complicato. Adesso mi sto allenando per conto mio e faccio qualche partita coi giocatori Legends in giro per il mondo. 

(Photo by Valery SharifulinTASS via Getty Images)
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Come vede la sua seconda vita dopo il calcio giocato? 
Mentalmente è un periodo un po’ traumatico perché essere a casa e non giocare è difficile, ma mi sto tenendo impegnato. Ho preso il diploma di direttore sportivo e sto lavorando per migliorare l’inglese. A Coverciano devo ritirare il patentino Uefa da allenatore. Io sono nato calciatore e per fare altro mi devo formare: mi piace essere professionale e devo conoscere bene le cose che faccio. Se non trovo una squadra entro maggio, allora darò l’addio al calcio a malincuore. Mi dispiace perché fisicamente sto ancora bene, ma non dipende solo da me. 

Ha avuto qualche offerta?
Quest’estate sono in Canada per parlare con una squadra. Avrei dovuto iniziare a giocare a Toronto dal 1 marzo 2019 nella nuova Serie A canadese, ma quando sono tornato in Italia le cose sono cambiate. Al momento non possono mantenere la proposta che mi hanno fatto per questioni di budget: ho frequentato il corso da direttore sportivo nell’ottica di entrare nella loro società dopo aver giocato in Canada per un paio di anni. Però è saltato tutto.

Uno come lei non farebbe comodo al Bologna del suo amico Inzaghi?
Se ne parla da due, tre mesi. Ci sarei voluto tornare perché sono nato lì e ci ho giocato per dieci anni. Chiudere la carriera al Bologna sarebbe stato il top, però non mi hanno mai chiamato e non c’è mai stata nessuna apertura da parte loro. Penso che i giocatori in là con l’età facciano comodo a un club e vorrei ancora Maldini nello spogliatoio del Milan perché uno come lui serve a portare la mentalità giusta ed è uno esempio per i giocatori più giovani.

(Photo by New Press/Getty Images)
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Ha qualche rimpianto per come sono andate le cose?
Dopo la stagione al Carpi, mi sono affidato a un nuovo procuratore per rimanere in A o andare a giocare in America. Al 31 agosto 2016 però ho ricevuto solo un’offerta di una squadra di B, il Vicenza, che è una bellissima piazza, ma allora era piena di problemi. Dopo 15 anni sono stato costretto a scendere di categoria. Purtroppo il mio procuratore non mi ha trovato niente di quello che ci eravamo prefissati e io in quel periodo stavo bene… Quando un calciatore trova un procuratore serio, se lo deve tenere stretto a costo di pagarlo parecchio.

Dopo il Vicenza, lei ha aperto un profilo su LinkedIn per cercare squadra: lo consiglia ai giocatori?
Mi sarebbe piaciuto aver fatto Linkedin dopo l’anno di A col Carpi e non dopo la stagione andata male in B col Vicenza: sarebbero cambiate le opportunità, anche se non avrò mai la controprova. Il calcio in Italia non è pronto per questo cambiamento. Per un calciatore fare da sé è complicato. Non è facile fare discorsi economici con gente che è più grande di te. Anche per trovare la squadra giusta in fondo serve un pizzico di fortuna.

(Photo by Michael Steele/Getty Images)
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Lei ha vinto il Mondiale dopo l’autogol agli Usa nella fase a gironi: come ha vissuto quel momento?
È diventato storico. Quella volta è successo qualcosa di irripetibile: se ci riprovassi, non ricapiterebbe. Per fortuna non è stato decisivo. Se non avessi fatto autogol, magari avrei continuato a giocare io e non ci sarebbe stato spazio per Grosso e forse alla fine non avremmo vinto. Magari avrei fatto un bel Mondiale, ma saremmo usciti ai quarti. La cosa fondamentale è rialzarsi e dimostrare il proprio valore. Dopo il Mondiale, io non ho smesso di giocare: l’anno dopo ho segnato 6 gol col Palermo e poi sono andato a Wolfsburg e ho vinto una Bundesliga storica.

Se fosse andato via da Palermo prima, la sua carriera avrebbe preso una piega migliore?
L’anno dopo il Mondiale mi sentivo forte sia mentalmente che fisicamente. Credevo di essere pronto per fare il salto. Quando vedevo andare nelle grandi giocatori che avevano fatto qualcosa meno di me, mi chiedevo perché non potessi farlo anche io. Ma nel calcio non c’è sempre una logica. A posteriori avrei meritato di più di partecipare al Mondiale 2010, anziché a quello del 2006: allora io ero giovane e immaturo, mentre uno come Panucci ad esempio era più forte di me in quel momento. Però in Germania ci sono andato io.

(Photo credit should read MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)
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Ci è rimasto male perché Lippi non l’ha convocata nel 2010?
No, come faccio a rimanerci male? Gli sarò riconoscente a vita perché mi ha portato nel 2006. Però speravo di andare in Sudafrica: per quel motivo avevo lasciato il Wolfsburg, rinunciando alla Champions e a parecchi soldi. Avevo deciso di tornare in Italia al Parma con l’obiettivo di tornare in Nazionale. Alla fine Lippi però ha scelto altri giocatori, ma non potrei mai portare rancore nei confronti di una persona alla quale devo essere riconoscente. 

(Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
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Lei al Milan giocò poco: è stato difficile da accettare?
Col senno di poi, avrei meritato di andare al Milan 4-5 anni prima rispetto a quando ci sono arrivato: a 32 anni. Quando ci sono arrivato avevo più di 300 presenze in A. Prima del Milan avevo giocato sempre e non è stato facile  accettare di restare fuori. Dopo i preliminari conquistati al mio primo anno, la squadra ha iniziato ad andare male. Dal 2013-14 non sono arrivati i risultati che tutti ci auguravamo e non sono riuscito a godermi il momento, ma a posteriori sono soddisfatto di aver giocato in una squadra gloriosa come il Milan.

È soddisfatto anche di aver vinto il Mondiale, che CR7 e Messi non sono riusciti a portare a casa…
Ho avuto la fortuna di conquistare un titolo che vincono in pochi. Vincere un Mondiale non è da tutti: ci sono riuscito io e non loro due, che sono due extraterrestri e hanno vinto tutto. Messi ha perso una finale, anche a me però sarebbe potuto accadere se Trezeguet non avesse sbagliato il rigore. Nel calcio serve anche parecchia fortuna.




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