“L’Inter una famiglia. A Siena lo scudetto pi difficile”


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Jos Mourinho, 56 anni. Getty

“L’Inter una famiglia incredibile, mi ha fatto sentire felice ogni giorno”. Jos Mourinho torna a parlare della sua esperienza in nerazzurro e del Triplete del 2010, un ricordo indelebile nel cuore degli interisti. “La connessione con i tifosi il risultato dei risultati, se si vince si felici assieme. Abbiamo creato una bella empatia. A Londra ci sono ancora interisti che mi fermano per strada e mi abbracciano. L’Italia stato un habitat naturale per me: si vive il calcio 24 ore su 24. Quando vedo i colori dell’Inter vedo i colori della mia famiglia”.

futuro incerto
Ai microfoni di DAZN durante “Linea Diletta” il tecnico portoghese racconta il suo presente e i suoi progetti futuri: “Sono tornato a Londra dopo il Real. – spiega – Ora la mia base di partenza. La prossima tappa non sar la Premier League. I trofei sono la mia garanzia di successo, anche contro quelli che fanno di tutto per dimenticarlo. L’ultima finale che ho giocato stata otto mesi fa, per il passato: mi sto preparando per il futuro. Non tempo perso: quando si lavora 18 anni senza pause, non c’ tempo per fermarsi, per pensare agli errori. Io penso siano stati utili questi mesi senza lavorare”.


un tuffo nel passato
Nel corso dell’intervista Mou fa pi volte un salto indietro nel tempo, ai primi mesi ad Appiano Gentile e in particolare a quel 3 giugno 2008, il giorno della sua presentazione. La sua uscita “S, ma io non sono pirla…” passata agli annali. “L’idea era nata perch avevo un prof di italiano che mi spiegava anche i modi di dire particolari, l’espressioni da utilizzare a Milano, e da qui nato il ‘pirla’”, spiega Mourinho, che continua: “Sulla chat del Triplete sono il pi attivo perch non sto lavorando, ho sempre tempo. Qualcuno allena, qualcuno fa l’assistente, qualcuno in vacanza, ma con la chat come se fossimo sempre assieme”. Sullo scudetto vinto a Siena: “Fu il giorno pi difficile della mia vita per vincere un campionato. Una settimana dopo avevamo la finale di Champions, faceva caldissimo, giocatori poco concentrati, e la Roma stava gi vincendo. Io mi sono sempre detto che mi sarebbe piaciuto vincere uno scudetto all’ultima giornata, quel giorno l mi sono ricreduto”. Chiusura sul discorso alla squadra prima della semifinale contro il Barcellona che ha aperto le porte all’atto finale al Bernabeu: “Mi uscito dal cuore, quando ho vinto la prima Champions mio figlio mi diceva che voleva vincere una Champions da poter ricordare per sempre e per molti giocatori era l’ultima occasione di vincerla, cos ho trasmesso questa cosa a tutti i calciatori”.

 Gasport 

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