L’Italia è pronta a bloccare attività e bilancio della UE


“Abbiamo dimostrato che sappiamo difendere i confini e dimostreremo che eventualmente possiamo anche bloccare bilanci e attività europee fino a che l’Europa e qualche Paese continuerà a prendere in giro gli italiani”. Con queste parole, riportate dall’agenzia AGI, il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini torna sulla polemica di queste ore con i governi di Malta e della Francia. Ancora una volta il terreno di scontro è quello dell’immigrazione, con quelli che Salvini considera essere “atti ostili verso l’Italia” che sarebbero stati commessi da Parigi e La Valletta. Ai francesi il leader leghista rimprovera la gestione dei “respingimenti” al confine con l’Italia, mentre i maltesi sono accusati di aver “nuovamente” indirizzato un barcone carico di migranti verso le coste italiane, oltre che di un consistente disimpegno rispetto alla gestione della search and rescue in mare aperto. Accuse che sia Malta che Parigi rinviano al mittente, sottolineando di aver sempre fatto il proprio dovere e rimarcando le criticità della gestione italiana.

Ora la “minaccia” di Salvini, che in qualche modo sembra ripercorrere la strada intrapresa da Matteo Renzi ai tempi della sua reggenza a Palazzo Chigi. Certo, gli obiettivi sono diversi, ma la ratio appare la stessa: se la UE non comincia a trattare la questione immigrazione come un problema collettivo, l’Italia è pronta a ritorsioni sul piano economico e finanziario. L’allora Presidente del Consiglio, infatti, spiegava di voler smettere di finanziare coi fondi europei quei Paesi membri che si fossero rifiutati di accogliere i migranti. Il leader leghista, allora all’opposizione, invece è da sempre schierato dalla parte di questi Paesi, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia eccetera, che considera suoi alleati nel contrasto all’emergenza immigrazione; dunque il suo obiettivo sono i Paesi che “danno lezioni all’Italia” ma che non farebbero abbastanza per assumersi le proprie responsabilità. Oggi come allora, però, la sensazione è che non si andrà oltre lo scontro dialettico.


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