Livorno come L’Aquila, imprenditori al telefono: Brinderemo allʼalluvione


Come era accaduto a L’Aquila per il terremoto, anche a Livorno c’erano alcuni imprenditori che parlando tra di loro al telefono su futuri appalti in ballo si dicevano pronti a brindare per l’alluvione del settembre 2017 che provocò otto morti. È quanto ha rivelato oggi il capo della squadra mobile della città toscana, Salvatore Blasco, illustrando con il questore Lorenzo Suraci le indagini dirette dalla locale procura della Repubblica sull’operato della Protezione Civile e sugli appalti del comune per il maltempo o che oggi hanno portato all’arresto di due persone. “Ci siamo allarmati quando da alcune intercettazioni abbiamo sentito dire da alcuni imprenditori ‘brinderemo all’alluvione'”, ha spiegato il dirigente di polizia, annunciando gli arresti.

In manette sono finiti  l’ex coordinatore della protezione civile del Comune, già  ai domiciliari per una precedente inchiesta in cui è accusato di peculato, e un imprenditore del settore manutenzione stradale. Per entrambi disposti i domiciliari con braccialetto elettronico, mentre una terza misura cautelare di divieto di esercitare qualsiasi ufficio direttivo e di rappresentanza per un anno è stata emessa nei confronti di un rappresentante commerciale di un’altra ditta coinvolta. I reati contestati a vario titolo sono di truffa ai danni dello Stato e turbativa d’asta.

L’inchiesta rappresenta solo uno dei tanti filoni  che riguardano i vari aspetti della vicenda dell’alluvione di Livorno. Secondo l’accusa, l’ex coordinatore della protezione civile avrebbe pilotato le procedure di almeno due gare d’appalto mettendosi d’accordo con le ditte coinvolte. Nella gara per la fornitura alla protezione civile di mezzi spargisale e idrovore avrebbe fatto di tutto per scoraggiare altri imprenditori a partecipare.  Nel secondo si sarebbe accordato in anticipo sui criteri di scelta per far vincere il bando prima che venisse emesso. Si tratta di appalti sotto soglia, cioè tutti sotto i 41mila euro. Secondo gli investigatori, il coordinatore della Protezione civile  aveva un rapporto consolidato con l’imprenditore arrestato fatto di regalie varie, pacchi dono e cene. “Mi risulta, a quanto mi è stato riferito, dietro la denuncia ci sia lo stesso Comune, che ha fatto bene dunque a sporgerla” ha dichiarato governatore toscano Enrico Rossi commentando l’inchiesta.


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