l’ultima speranza sono i giovani


L’opera è un’invenzione italiana. Puccini, Verdi e Rossini sono conosciuti ovunque. Studenti americani e orientali arrivano a studiare in Italia, farlo significa acquisire le migliori competenze in ambito musicale. Nonostante questo, l’opera è da molti anni un ambito in crisi e gli italiani non vanno ad assistere agli spettacoli. Secondo una ricerca Istat del 2017 ai concerti di musica classica (categoria entro cui vengono registrati i dati sull’Opera) si reca appena l’8 per cento della popolazione. La fascia d’età è soprattutto quella degli adulti over 55 fino ai 64 anni. Sono presenti anche i giovani tra i 18 e i 34 anni – che sono quasi il dieci per cento del totale. Perché? Il biglietto costa troppo? Un biglietto per la Traviata al Teatro della Scala di Milano costa in galleria (zona 5) 15euro, mentre in platea viene 250euro a persona.

Se si sceglie tra i due il biglietto il meno costoso, quello che ti viene offerto è di vedere l’opera da un posto a “visibilità ridotta” cioè potresti trovarti in una posizione scomoda, riuscire appena a seguire lo spettacolo. Una sfortuna per il cittadino che si trova a dover pagare per sedere dietro una colonna di fantozziana memoria. Una doppia sfortuna perché si può dire abbia già pagato lo spettacolo versando onerosi contributi allo stato, soldi su cui si poggia l’intero settore. L’opera lirica si sostiene sul Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) che anche quest’anno ha distribuito all’incirca un 53,56% della cifra dedicata a tutte le arti performative tra le 14 principali Fondazioni liriche nelle maggiori città della penisola che si occupano di promuovere l’Opera.

Nella lista ci sono gli enti che per la maggior parte si occupano anche della gestione dei teatri principali come ad esempio il Maggio Musicale Fiorentino, l’Arena di Verona, il Comunale di Bologna, gli altri teatri di Cagliari, Firenze e di alcune principali città italiane. Per il triennio 2018-2020 la cifra ammonta a 178milioni di euro, cifra in netto calo se si pensa ai contributi dei precedenti anni, ma che assorbe la maggior parte dell’intero fondo. Il Teatro della Scala di Milano è in testa e si aggiudica il maggior numero di contributi con 29 milioni di finanziamenti.

“Il morbo di Baumol”

Da qualche anno è stato individuato il problema. Il governo si è impegnato in varie opere di risanamento del settore che dimostra avere delle forti criticità strutturali e di gestione. Problemi radicati e radicali. Nel settore si parla del “morbo di Baumol” dal nome dell’economista liberale William Baumol, che più di quarant’anni fa scrisse un lavoro organico sull’economia delle arti dal vivo, focalizzandosi sull’opera lirica in cui fece notare come il progresso tecnologico avrebbe contribuito all’estinzione delle opere artistiche come l’opera e il teatro. Questo perché i costi, relativi alla produzione e alla distribuzione, sono destinati a diventare sempre più alti e insostenibili.

L’opera e i giovani

La soluzione è stata trovata nei progetti educativi musicali su cui si stanno impegnando le fondazioni come ricetta all’insalubre situazione. Il Teatro dell’Opera di Roma, ad esempio, ha avviato alcune iniziative per coinvolgere la platea dei più giovani organizzando spettacoli dedicati a loro con iniziative come “Vietato ai maggiori di 26 anni”e  avviando dei progetti con le scuole tra cui”La scuola adotta l’Opera”. Queste azioni rivolte alle fasce più giovani se avranno successo, saranno una delle ultime carte da giocare del settore, che da sempre tutelato, in questo secolo di populismi e privatizzazioni, rischia l’estinzione.


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