M5s e Lega litigano sui fondi ai partiti


Nuovo scontro nella maggioranza di governo. Tema del contendere, stavolta, è il disegno di legge Anticorruzione  voluto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. La discussione sul testo nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera si è arenata sulla questione della trasparenza dei contributi ai partiti e ai movimenti. La Lega si lamenta del passo indietro del M5s sulla scelta di alzare la soglia di denaro che si può donare ai partiti senza obbligo di rendere pubblici i nomi dei finanziatori. Inizialmente questa cifra era di 500 euro, ma la Lega ha chiesto di alzarla a 2.000. I Cinque Stelle sembravano aver accettato, con tanto di emendamento dei relatori che portavano la soglia a 2.000 euro l’anno per ogni soggetto. Poi, però, un passo indietro e un ritorno al limite di 500 euro, come ribadito anche da Bonafede.

Il governo ha chiesto due volte di rinviare l’inizio dei lavori delle commissioni. Prima in mattinata, poi di nuovo alle 15, quando era prevista una nuova convocazione. Ma la maggioranza ha chiesto un rinvio di altre 4 ore, con nuova convocazione alle 19. Per protesta, il Pd ha abbandonato i lavori per protesta, lasciando così le commissioni. Un altro scontro c’era stato ieri sulla norma riguardante il peculato, con un emendamento che è stato poi stralciato.

Salta la norma blinda-Casaleggio

Dal disegno di legge è sparita la norma blinda-Casaleggio, una misura con la quale si delimitavano i rapporti tra partiti, movimenti politici e associazioni. Limitando i rapporti possibili ad uno solo, proprio come avviene oggi nel caso di M5s e Rousseau, l’associazione di Davide Casaleggio. È stata infatti approvata la proposta di modifica presentata dalla Lega che riporta tutto alla situazione attuale, eliminando il rapporto esclusivo tra un partito e una associazione o fondazione. L’emendamento della Lega è stato votato da tutti i gruppi, compreso quello del M5s.


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