Malato di leucemia per colpa delle missioni all’estero


 Luigi Sorrentino, caporalmaggiore dell’esercito, 40 anni, una lunga carriera militare alle spalle, con missioni in diversi conflitti, dal Kosovo all’Afghanistan, si è suicidato nella sua casa di Torino. L’uomo era malato da tempo: tre anni fa, infatti, gli era stata diagnosticata la leucemia. Una patologia contratta, sostengono i famigliari, proprio durante le missioni all’estero. La colpa sarebbe dell’uranio impoverito. Ultimamente aveva chiesto il reintegro nell’esercito ma non l’aveva ottenuto. E aveva anche presentato un ricorso al Tar del Piemonte. Lo aveva fatto per la causa di servizio, cioè per i danni subiti per la malattia.

Secondo le ricostruzioni, la polizia è intervenuta, martedì 23 ottobre, in un alloggio al quinto piano di un palazzo nel quartiere Cit Turin. Qui ha trovato il corpo senza vita dell’uomo, classe 1978. Gli accertamenti degli investigatori hanno subito escluso altre ipotesi: Luigi si è tolto la vita, impiccandosi. L’uomo non ha lasciato alcun messaggio per spiegare il suo gesto.

L’uranio impoverito, usato nelle munizioni, è stato al centro di un’inchiesta e sono molti i militari che si sono ammalati per averlo utilizzato. E recentemente la Corte di Cassazione ha riconosciuto il nesso causale tra la sostanza e la morte di Salvatore Vacca, fante del 151 reggimento della Brigata Sassari, deceduto nel settembre 1999 per una leucemia, quando aveva appena 23 anni. E ha condannato il Ministero della Difesa. Una sentenza storica: per la prima volta in Italia i supremi giudici hanno riconosciuto il nesso tra uranio impoverito e tumori e le colpe del ministero della Difesa nell’aver ignorato i pericoli


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