Milan-Lazio, dallo striscione per Mussolini ai cori razzisti: cosa successo


Doveva essere la partita da “tolleranza zero”. Invece successo di tutto, prima e durante i 90 minuti, ma Milan-Lazio si giocata lo stesso. Sul campo hanno vinto i biancocelesti di Simone Inzaghi, che grazie al gol di Correa hanno meritatamente staccato il biglietto per la finale di Coppa Italia del 15 maggio a Roma. Sugli spalti i cori razzisti verso il centrocampista rossonero Tiemou Bakayoko l’hanno fatta da padrone ma l’arbitro Mazzoleni non mai intervenuto. Riavvolgiamo il nastro e riviviamo una giornata surreale.

massima allerta
Alla semifinale di ieri si arrivava dalle polemiche del Milan-Lazio di campionato di due sabati fa, partita finita in rissa nel finale (con un insulto di Leiva a un addetto stampa del Milan in sedia a rotelle) e chiusa dalla gaffe di Bakayoko e Kessie che mostravano la maglia di Acerbi sotto la curva rossonera (gesto punito con una ammenda di 86mila euro dalla Procura Federale dopo il patteggiamento col Milan). Dopo quel match i tifosi laziali avevano intonato cori razzisti contro il francese del Milan all’Olimpico nel match con l’Udinese e Figc e Lega di A avevano dato mandato a ufficiali di gara e ispettori federali di segnalare qualunque episodio di slealt, discriminazione o razzismo, sul campo e sugli spalti.


irriducibili shock
E si arriva a ieri. La giornata si apre con un’azione shock di un gruppo di Irriducibili, ultr della Lazio, a Milano in Piazzale Loreto, luogo simbolo della fine del fascismo in Italia (qui, il 29 aprile 1945, vennero esposti i corpi di Benito Mussolini, dell’amante Claretta Petacci e di 18 gerarchi della Repubblica sociale italiana). Intorno alle 14, gli ultr espongono uno striscione inneggiante al Duce (“Onore a Benito Mussolini”) e lo accompagnano a saluti romani. La Digos ha identificato almeno 22 tifosi, 19 laziali e 3 interisti: rischiano fino a 3 anni di reclusione per il reato di manifestazione fascista. “Si stanno superano i limiti, Milano sar sempre antifascista” dichiara il sindaco del capoluogo lombardo Beppe Sala, mentre la Lazio si dissocer in serata con un comunicato: “La S.S. Lazio prende nettamente le distanze da comportamenti e manifestazioni che non rispondono in alcun modo ai valori dello sport sostenuti e promossi dalla societ da 119 anni. E respinge e contesta la tendenza semplicistica di alcuni media a considerare l’intera tifoseria laziale corresponsabile di atti compiuti da pochi ed isolati elementi per motivazioni estranee ad ogni forma di passione sportiva. La societ si sempre battuta per il rispetto della legalit e della correttezza dei comportamenti”.

bakayoko nel mirino
A San Siro invece si passa ai cori razzisti, gli stessi intonati durante Lazio-Udinese: nel mirino c’ sempre Bakayoko. Gli insulti si sentono fuori dallo stadio e dentro, prima della partita e durante. La sensazione che possa succedere qualcos’altro, anche perch gi dai giorni precedenti il tam tam sui social e nelle chat dei tifosi biancocelesti si parla di banane da lanciare (allo stadio se ne sono viste alcune di quelle gonfiabili) e partita da far sospendere. L’andamento del match, che ha sorriso alla squadra di Inzaghi, ha evidentemente scongiurato episodi di questo tipo. I buu e i cori per Bakayoko non si sono mai fermati, il giocatore stato bersagliato per tutta la partita. Lo speaker dello stadio ha richiamato un paio di volte il pubblico ma Mazzoleni, arbitro anche di quell’Inter-Napoli dei buu a Koulibaly, non intervenuto. “Bisogna fare i complimenti ai giocatori in campo – ha spiegato Gattuso in conferenza stampa –. I cori erano iniziati nel pomeriggio. Spero che l’arbitro non abbia sentito, ma ieri abbiamo chiacchierato con i giocatori, dicendogli di essere un esempio”.

 Marco Fallisi 

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