Milan, Robinho ricorda lo scudetto: “Avevamo una


Robson de Souza Santos, 34 anni. ANSA

Robson de Souza Santos, 34 anni. ANSA

Real Madrid, Manchester City e Milan: s, Robinho qualcosina da raccontare ce l’ha, considerata la carriera stellare che il suo talento gli ha saputo regalare. In un’intervista rilasciata al magazine FourFourTwo, il brasiliano non si risparmiato: ha prima dribblato le polemiche (su Capello e Bellamy, soprattutto), quindi riso a crepapelle con la storia di Ibra e il ricordo dei meravigliosi anni milanesi. Per il ragazzo del borgo di Sao Vicente, oggi attaccante del Sivasspor, un tuffo in un passato glorioso.

al milan
Il primo viaggio in direzione Milano, ai tempi di Pato e del suo amico Zlatan. “Avevamo una grande squadra, mi mancano quei giorni – il sorriso del fantasista -. C’erano anche Inzaghi e Pirlo, vincemmo la Serie A ed ero davvero felice”. Ah, a proposito di Ibrahimovic: “Fu lui a volermi in rossonero, mi segnal a Galliani e gli disse ‘vai, prendilo’. Ogni tanto mi prendeva in giro e mi faceva: ‘Se sei qui solo grazie a me’. Ma lui scherzava sempre”.


con capello
Se c’ un rimpianto, in un marasma di giocate ed emozioni, probabilmente fa riferimento proprio alla sua storia con il Real Madrid. “Colpa di Capello?”, gli chiedono maliziosamente. Il brasiliano non fa una piega: “Sono riuscito a giocare con tutti i miei allenatori in Spagna. Quand’ arrivato Capello ero ancora stabilmente nell’undici titolare. Dopo, per qualche ragione, forse a causa della mia et, inizi a spedirmi in panchina… Non me ne lamento, era l’allenatore ed era una sua decisione. Ma giocavo mezz’ora e in una posizione non mia”. Ergo: valigie pronte e biglietto di sola andata per Manchester.

bellamy
Ecco: anche in Inghilterra non stato sempre rose e fiori. “Una volta litigai con Bellamy! Ma chi che non l’ha fatto quand’era al City?”, ha simpaticamente aggiunto Robinho. Che subito dopo ha svelato aneddoto e arcano: “Era una partita contro l’Arsenal, non feci il mio miglior primo tempo: ero stanco, appena tornato da un tour con il Brasile. Lui inizi ad urlare contro di me negli spogliatoi, a fine ripresa. Parlava in inglese: non lo capivo. Per quel poco che potessi intendere, non erano cose proprio carine. Glauber lo allontan, lui si calm e tornammo a giocare. Il giorno dopo venne a porgermi le sue scuse”. Accettate e riposte nel cassetto dei ricordi. Che a casa Robinho sempre pi pieno di storie incredibili.

ipotesi chelsea
Chiss quante ne avrebbe accumulate poi se fosse andato davvero al Chelsea, a cui si era promesso 24 ore prima della presentazione in maglia Citizens: “Il mio obiettivo era unirmi ai Blues, avevo gi parlato con Scolari e mi aveva detto che mi voleva in squadra per dare maggior qualit, ma la trattativa con il Real fall perch i dirigenti si indispettirono quando il Chelsea mise in vendita le magliette stampate con il mio nome”, il racconto del verdeoro. Come and a finire? Con una piccola punizione: “Cercarono un club che non giocasse la Champions, e alla fine andai al City”. E una semplice deviazione di traiettoria, cambi per sempre il destino. Sia di Robinho, sia del Manchester.

 Gasport 

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