MotoGP: Rossi-Marquez, quella mano “rifiutata”


Quella di Valentino era ed è una opinione legittima e rispettabile anche se gli enti preposti a sciogliere quei non facili nodi decisero diversamente.

MotoGP: Rossi-Marquez, quella mano “rifiutata”

Toc toc, è qui la corsa? A Misano, nella consueta conferenza stampa che il giovedì pomeriggio anticipa il round della MotoGP, va in scena il “siparietto” in diretta fra Marquez e Rossi. Una scintilla che rinfocola polemiche vecchie e nuove. Tutto si svolge in pochi minuti ma – importante per capire l’accaduto – in due tempi.

Nel primo tempo un giornalista chiede a Rossi se permangono problemi con Marquez e Valentino dice di “No”. Nel secondo tempo, una manciata di minuti dopo, viene chiesto a Marc se vuole stringere la mano a Vale. Lo spagnolo (che poche ore prima aveva dichiarato in TV: “Vorrei fare pace con Valentino”) tende senza indugio la destra al pesarese che rifiuta l’offerta: “Pace? Sto bene così”. Certo, abbasso l’ipocrisia e viva la sincerità. Meglio una inimicizia vera e dichiarata di una amicizia falsa ad uso mediatico.

La polemiche condotta sui giusti binari della correttezza e del rispetto fa bene al motociclismo sperando che ciò non degeneri in pista mettendo a rischio la sicurezza dei piloti e non stimoli le tifoserie a deprecabili sconsiderati atti di fanatismo come già accaduto in particolare al Mugello e a Misano. Perché resta questa frattura fra i due campioni? Rossi ha “rotto” con Marquez dopo il “fattaccio” di Sepang del 2015, convinto di aver perso lì e per il comportamento “invasivo” di Marc, il decimo titolo iridato.

Le regole e le decisioni prese da autorità super partes devono valere per tutti anche se ognuno può mantenere il proprio giudizio. Come noto i primi di novembre 2015 il Tas (Tribunale arbitrale dello sport) di Losanna diede torto a Rossi respingendo la richiesta di sospensiva della penalizzazione di 3 punti sulla “patente” ricevuta a Sepang per lo scontro in pista con Marquez.

Insomma, si continua a menare il can per l’aia dimenticando che di quel fattaccio dello scontro a Sepang fra MarquezRossi (o Rossi-Marquez) sia i commissari sportivi della FIM che poi il Tas di Losanna diedero torto al 9 volte iridato pesarese. Valentino non ha mai accettato quei verdetti. Così ieri a Misano Rossi ha fatto la sua (legittima) scelta rifiutando la mano di Marquez per ribadire la sua accusa di quanto accaduto a Sepang nel 2015.

Accettando la destra dello spagnolo Valentino avrebbe dimostrato di essersi ricreduto ed essere stato lui a Sepang nel torto e non lo spagnolo? Avrebbe potuto cavarsela dicendo: “Avevo ragione io ma è ora di metterci una pietra sopra”. Ipocrisia? Segno di debolezza? No. Senso del realismo, acquisizione di maturità e autorevolezza non solo sul piano agonistico, dimostrazione di non tener legato al dito per sempre il (presunto) torto subito. In altre parola, capacità di voltare pagina e guardare avanti. Le scuse, se sincere, si accettano sempre. Nello sport come nella vita. Anche per i non credenti vale quanto detto l’altro giorno in Vaticano dal Papa in udienza ai campioni della MotoGP: “Siate campioni nella vita”. Forse è più difficile che in pista.




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