nel 2016 ammanco per 36 miliardi


La Commissione Ue ha certificato una pole position ben poco gratificante per l’Italia: nell’anno 2016, il Belpaese è stato il primo per evasione dell’imposta sul valore aggiunto, per una cifra pari a 35,9 miliardi di euro di ammanco. A certificarlo è un rapporto della Commissione europea diffuso questa mattina, all’interno del quale si stima inoltre che nel 2016 l’IVA andata persa per evasione ed elusione fiscale o per errori di calcolo ammonti nell’intera Unione a 147,1 miliardi di euro.

La Commissione europea ha inoltre posto l’accento sulle difficoltà incontrate nel contrasto dei casi di frode con l’attuale meccanismo. In termini nominali, l’Italia è il paese nel quale è più elevata la quota di IVA non raccolta. L’Italia è terza per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 25,9%, dietro solo a Romania (35,88%) e Grecia (29,2%). Rispetto al 2015 c’è stato un lieve miglioramento perché l’evasione si è ridotta dello 0,23%, ma in termini nominali viene registrato invece un aumento. Nel complesso, dal 2012 al 2016 l’Italia è riuscita a ridurre l’evasione del 3%, con un divario tra atteso e incassato effettivamente calato dal 29% a poco meno del 26%. I Paesi Ue in cui l’evasione dell’Iva è la più bassa sono il Lussemburgo (0,85%), la Svezia (1,08%) e la Croazia (1,15%).

Con la pubblicazione del rapporto, la Commissione europea ha esortato gli Stati mambri a procedere con l’approvazione della riforma dell’Iva presentata l’anno scorso da Bruxelles. Questa riforma in sostanza mira a una revisione dell’assetto attuale, che risale al 1993, e prevede che l’IVA nelle vendite transfrontaliere venga versata al paese di origine della merce, gettito che in seguito i governi  trasferiranno al paese dove il bene verrà effettivamente usato. Attualmente, invece, l’IVA dovrebbe essere versata al paese di destinazione, ma i casi di frode sono numerosi. La riforma in discussione al Consiglio riguarda le merci.


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