nel corpo del bimbo di 2 anni c’era cocaina


Ha picchiato il figlioletto di appena due anni in maniera brutale e ha continuato a farlo fino a ridurlo in fin di vita, lasciandolo poi agonizzante a terra per oltre due ore senza preoccuparsi di avvertire i soccorsi che avrebbero potuto salvarlo. È quanto è emerso a carico del 31enne britannico Raphael Kennedy durante il processo che lo vede imputato della terribile morte del figlio Dylan Tiffin-Brown. Quando i paramedici sono arrivati sul posto, in una casa a Northampton il 15 dicembre dell’anno scorso, il piccolo Dylan giaceva inerme a terra: per lui era ormai tropo tardi.  Come hanno stabilito le analisi post mortem, a seguito delle percosse del padre, il piccolo ha riportato numerose lesioni agli organi interni. Dylan però aveva anche vecchie fratture costali risalenti a settimane prima della sua morte e un totale di 39 ferite a testa, viso, collo, tronco e arti, a dimostrazione che le violenze continuavano da tempo.

Nel sangue del piccolo inoltre vi erano molte tracce di droga tra cui cocaina come se avesse ingerito lo stupefacente poco prima di morire. Un altro elemento a carico del genitore , già noto alla polizia come spacciatore. Durante la perquisizione domiciliare a seguito del tragico evento, la polizia aveva ritrovato in casa anche dosi di crack, cocaina, cannabis ed eroina oltre a centinaia di sterline probabilmente frutto dei proventi della vendita di stupefacenti e altri oggetti usati per confezionare dosi di droga. La madre del piccolo, una ragazza di 18 anni, ha detto alla corte che Dylan piangeva sempre dopo essere rimasto da solo con suo padre e che si aggrappava a lei quando tornava a casa. Il 31enne dal suo canto rigetta l’accusa di omicidio.


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