neo mamma di 32 anni torna a casa e muore per embolia


Quando i medici l’hanno visitata, hanno pensato che i suoi sintomi rivelassero uno stress post partum, così l’hanno rimandata a casa. Ma solo due giorni dopo, Michelle Roach, 32 anni, è morta a causa di un’embolia polmonare che le ha provocato seri problemi respiratori, poche settimane dopo aver dato alla luce la sua bambina, la piccola Mackenzie-Lee. L’ennesimo caso di malasanità arriva dalla Gran Bretagna. I fatti si sono verificati nel 2014, ma solo in questi giorni si è chiusa la battaglia legale portata avanti dal marito della donna per renderle giustizia. La dottoressa Nuala Morton che l’ha visitata, infatti, si era difesa affermando che la donna “aveva solo detto di avere un po’ il fiato corto” e riferito di altri indizi che, tuttavia, non giustificavano la sua preoccupazione e la decisione di rivolgersi ad uno specialista. Così ha pensato che si trattasse solo di uno stato di ansia, rimandando a casa la paziente. “Stia con i suoi cari, si rilassi e si diverta”, è stato il consiglio.

Pare però che Michelle avesse questo disturbo da tempo. Così, due giorni dopo la visita in ospedale, è deceduta mentre portava in giro la sua bambina e davanti agli occhi increduli del marito, che ora chiede giustizia. “La dottoressa è stata troppo superficiale. Se avesse detto che aveva bisogno di analisi più accurate oggi sarebbe ancora viva“, ha detto alla stampa locale. L’uomo ha così avviato una causa legale contro il medico, accusandola di aver ucciso la moglie con una diagnosi sbagliata. Quando si è sentita male e si è capito che si trattava di embolia polmonare era già troppo tardi e per la 32enne non c’è stato nulla da fare. Il tribunale ha confermato che la morte di Michelle è stata naturale, ma con il contributo della negligenza della dottoressa che non le ha fornito l’adeguato trattamento clinico. “racconto sempre a nostra figlia la persona incredibile che era sua madre – ha dichiarato ancora il marito -. Spero che la nostra tragedia possa aiutare altre famiglie che possono trovarsi nella stessa situazione, affinché nessuno soffra in questo modo”.


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