” Non basta correre tanto per salvarsi. Montella, Gattuso e la dieta vegana…”


Emanuele Marra

Emanuele Marra

Tre mesi per dare tutto e giocarsi tutto. Come si prepara dal punto di vista atletico e mentale lo sprint per restare in A? “In realt non c’ un… ultimo allungo, ma solo costruendo un mattoncino dopo l’altro si pu raggiungere l’obbiettivo finale. Vale per tutti soprattutto per chi impegnato nella lotta per salvarsi”. Emanuele Marra ex preparatore atletico di Milan, Fiorentina, Sampdoria e Catania nello staff di Vincenzo Montella ha gi vissuto l’ esperienza di dover affrontare la fatidica corsa salvezza. “S, soprattutto con la Samp, col Catania invece ce la facemmo con un po’ di anticipo”.


Marra, che cosa serve per non arrivare col fiato corto nelle ultime giornate?


“In effetti i dati parlano chiaro: a fine stagione le squadre in lotta per restare in A percorrono il maggior numero di chilometri. Negli ultimi campionati i club di vertice (soprattutto Roma e Juve) sono quelli con meno chilometri percorsi. Fa eccezione il Napoli di Sarri perch sviluppava un tipo di calcio diverso. Quindi a decidere chi resta in A non la preparazione specificamente atletica, ma un insieme di fattori: la mentalit e la fiducia in se stessi e nel gruppo soprattutto”.


E allora qual il segreto? Puntare gli allenamenti sul lavoro a secco e l’organizzazione tattica?

“No. Io penso che il lavoro a secco serva solo in casi specifici: recupero dei giocatori infortunati e allenamenti mirati su alcune capacit condizionali come la forza, la mobilit e la velocit. Quando si dice che non si pu fare tutto con la palla sono d’accordo: prima del campo ognuno lavora in palestra a secco, ma una volta in campo con il tecnico il lavoro situazionale. Purtroppo la metodologia italiana di allenamento ormai obsoleta. Poche idee tattiche o giocatori che non credono pi in ci che viene proposto, producono partite dove si arriva sempre dopo sulla palla e si fa poco pressing. Ribadisco: per me alla base di come e quanto corre una squadra ci sono coesione di gruppo ed emozioni abbinate all’organizzazione tattica”.

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La differenza sta nella testa dei calciatori?

“Non proprio – spiega Marra -: non corretto separare la mente dal corpo e da questo punto di vista bisogna far scattare un radicale cambiamento del pensiero generale. Se durante la settimana i giocatori sentono le emozioni e lavorano in fiducia possono correre di pi perch il corpo produce e libera gli ormoni e i neurotrasmettitori che consentono in partita allunghi, scatti e giocate magari impensabili. Se si riduce tutto a chi corre di pi le squadre in lotta per salvarsi dovrebbero imporsi su quelle pi tecniche almeno da un punto di vista fisico. Le formazioni di Guardiola non sono mai tra quelle che corrono di pi…”.


In ogni caso muoversi bene in campo ha un valore e un peso e per farlo bisogna allenarsi adeguatamente.

“Certo – ribatte Marra – a questo punto della stagione per lo sprint finale non bisogna aumentare i carichi di lavoro, anzi abbassarli per rendere pi reattivi ed esplosivi i calciatori. Non significa smettere di allenarsi ma aumentare l’intensit”.


Lei stato tre i primi a introdurre l’utilizzo del Gps per monitorare i giocatori in allenamento e in partita.

“Al Milan monitoravamo continuamente i calciatori col Gps sia durante gli allenamenti sia con i report della partita, sapevamo come e dove intervenire… Se una squadra non brilla una settimana e nella partita successiva va a mille pensate davvero che basti correggere la preparazione facendo tante ripetute per ritrovare smalto e capacit di corsa?”.


Nella sua esperienza ad alto livello qual il giocatore che l’ha sorpresa di pi dal punto di vista atletico.

“Vi faccio due esempi. Di Cristiano Ronaldo si dice che si alleni tanto anche da solo. Non esatto. Lui si allena addirittura 24 ore al giorno, perch il sonno, il riposo, l’alimentazione di CR7 fanno parte della sua strategia di preparazione, integrandosi con le sedute nella Juventus. Quando ero alla Fiorentina Borja Valero in settimana, monitorato appunto col Gps, era un giocatore con un chilometraggio basso, poi in partita era quello che correva pi di tutti, con valori impressionanti. Eppure ve lo garantisco, non andava a farsi le ripetute da solo… la sua forza era nel cervello. Sapeva quanto e come correre!”.

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Appunto Marra, riavvolgiamo il nastro e riapriamo una vecchia ferita: lei poco pi di anno e mezzo fa venne licenziato da Montella e dal Milan proprio per le sue idee fuori dal comune. Poco pi di due mesi fa lo stesso Montella e Gattuso si sono ancora beccati sul tema della preparazione atletica…

“Non fu una scelta spontanea di Vincenzo, fu costretto a farlo, perch o mandava via me o andavamo via tutti. L’ordine part dall’alto, dai dirigenti di allora (Fassone e Mirabelli, ndr). Per quanto riguarda Gattuso e Montella posso dire che ho idee diverse rispetto all’attuale allenatore del Milan. Sostengo che lavorare con grande intensit col pallone tra i piedi d almeno gli stessi frutti del lavoro a secco”.


Lei fin sotto accusa anche per la dieta vegana.

“Fu messo in discussione il mio metodo per colpire soprattutto Montella. Si disse che avevamo eliminato la carne dal menu dei giocatori: falso. Ho rispetto per i vegani, ma io non lo sono, ritengo che gli atleti possano mangiare la carne, ma non a pranzo e a cena. In quel momento, per, faceva comodo diffondere messaggi di questo tipo”.


Lei e Montella avevate tentato di innovare.

“S, nello staff del Milan oltre al nutrizionista avevamo introdotto un maestro di arti marziali per puntare anche sull’equilibrio neuromuscolare. Tutto spazzato via in virt di metodi di lavoro classici, forse superati”.


Torner a lavorare con l’Aeroplanino? Si parla di un’offerta della nazionale iraniana per Montella?

“Possibile, vedremo. Per adesso mi aggiorno e mi diverto soprattutto con i giovani. Do una mano al Tor di Quinto, il mio vecchio amore romano, assieme a Massimo Testa (il presidente pi vincente e pi vulcanico del calcio giovanile laziale, ndr). Adoro lavorare coi ragazzi, ma arrivato il momento per me di rientrare nel calcio professionistico”.

 Davide Tondi 

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