Non solo Insigne: da Quagliarella a Di Natale, quelli che amavano Napoli ma… – La Gazzetta dello Sport


All’ombra del Vesuvio contestato pure Ferrara, il più vincente. Le storie di Izzo e Borriello e quella di Gigio Donnarumma

Non è facile essere napoletani al Napoli. Quello che sta succedendo a Lorenzo Insigne è un film per certi versi già visto. Perché nella città che vive di passione calcistica, non si fanno sconti ai conterranei, da cui si pretende il massimo senza perdonare nulla. Non per forza bisogna finire a quanto (di brutto) successe a Fabio Quagliarella, costretto a lasciare il club del cuore per via di uno stalker che gli stava rendendo la vita un incubo.

Ciro Ferrara contestato

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Ne sa qualcosa persino il giocatore partenopeo che in assoluto ha vinto più di tutti con la maglia azzurra: Ciro Ferrara. Nell’epoca Maradona vinse 2 scudetti, 1 Coppa Uefa (oggi ricorre il trentennale), 1 Coppa Italia e 1 Supercoppa italiana. Ma in pochi gli perdonarono il passaggio alla Juve, nonostante la cessione di Ciro nel ‘94 avvenne per difficoltà economiche del club (cosa ripetuta anche con Fabio Cannavaro, un anno dopo passato al Parma). Ferrara nel giugno 2005 diede l’addio del calcio al San Paolo ed ebbe il merito di riportare Maradona a Napoli dopo 14 anni, ma ci fu chi lo contestò pure quel giorno che doveva essere di bei ricordi condivisi.

Le storie di Izzo e Borriello

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Armando Izzo oggi è fra i migliori difensori in circolazione ed è nato a Scampia, crescendo nelle giovanili del Napoli. Walter Mazzarri, allora tecnico degli azzurri, lo teneva sotto la sua ala protettiva, seguendone la crescita. Ma poi Armando è dovuto andare a giocare a Trieste, quindi Avellino, Genoa e ora Torino. Sulle scelte hanno influito questioni ambientali a Secondigliano, che gli hanno creato grossi problemi anche in carriera. È stato sospeso dalla Figc e poi riabilitato per questioni calcioscommesse, le stesse che ancora lo vedono impegnato a gridare la propria innocenza in sede penale. Per certi versi simili le radici di Marco Borriello, centravanti anche di Juve, Milan e Roma ma mai del Napoli. Originario di San Giovanni a Teduccio, Marco pianse la scomparsa del papà Vittorio ucciso per questioni di camorra.

Gigio Donnarumma

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Cresciuto a Castellammare di Stabia, nel 2013 i dirigenti del Milan furono più rapidi di tutti a portarlo in rossonero per 250 mila euro a meno di 14 anni. Ma non osiamo immaginare cosa sarebbe potuto succedere al primo errore del portierone, oggi titolare in Nazionale. Anzi se volete immaginarlo chiedete a Pino Taglialatela, nativo di Ischia, che a 30 anni andò via esasperato dal club azzurro per le contestazioni subite.

La rinuncia di Totò

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Altro caso emblematico quello di Totò Di Natale, nato a Spaccanapoli, ma poi cresciuto nelle giovanili dell’Empoli e che si impose all’Udinese. Dopo il ritorno in A con la gestione De Laurentiis, l’allora direttore generale Pierpaolo Marino (che aveva portato a Udine l’attaccante) cercò di ingaggiare più di una volta Totò fra il 2007 e il 2009, ma la risposta fu sempre negativa. Eppure Totò era uno che a fine partita, nello spogliatoio, chiedeva per prima cosa il risultato del Napoli, di cui è sempre stato grande tifoso. Ma ammetteva il suo limite, quello di “sentire” troppo il tifo per quella maglia. L’esperienza del suo amico Quagliarella lo convinse di aver fatto la scelta migliore – all’Udinese è stato due volte consecutive capocannoniere di A – , anche se non andò dove lo portava il cuore. Forse proprio Totò, umanamente, è il più vicino a Lorenzo Insigne.


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