Non uscirò mai allo scoperto, è un patto sancito 27 anni fa


Un’intervista esclusiva, che “scotta” come si dice in ambito giornalistico, e che farà discutere quella pubblicata oggi dal settimanale Venerdì. È l’intervista concessa (via mail) dalla scrittrice-fantasma Elena Ferrante, autrice del best seller internazionale “L’amica geniale“, ora anche serie tv per la regia di Saverio Costanzo, ad Angelo Carotenuto, straordinaria penna del giornalismo nostrano. “L’amica geniale” ha fin qui venduto più di 10 milioni di copie in 40 Paesi. La sua tetralogia è diventata una serie tv in otto episodi, il primo dei quali è stato trasmesso in esclusiva alla Mostra del Cinema di Venezia, prima di arrivare a novembre su Raiuno e TimVision. Il rapporto tra i libri della Ferrante e il cinema arriva da lontano, sin dai tempi de “L’amore molesto” e poi con “I giorni dell’abbandono”. Stavolta, trattandosi di una serie, il rapporto è stato ancor più denso di contatti. Ma la Ferrante, alle domande di Carotenuto ha precisato:

Grazie a un certo tipo di lettura specialistica (quella degli sceneggiatori, quella del regista) il romanzo passa dalla pagina allo schermo e nel corso di questo movimento perde la veste letteraria, si denuda. È questa nudità che mi confonde e insieme mi incuriosisce.

Ma come ha lavorato alla sceneggiatura del serial girato da Saverio Costanzo in procinto di essere trasmesso su Rai Uno? Semplicemente non lavorandoci. O meglio, monitorando tutto da vicino, senza intervenire in un mestiere che non le competeva. Infatti, ha seguito costantemente la scrittura della sceneggiatura della fiction basata sul suo romanzo, ha dichiarato la scrittrice, scrivendosi di continuo con il regista Saverio Costanzo, a cui ha inviato lunghe note relative alle varie stesure di soggetti e sceneggiature. “Un’esperienza positiva” la definisce la Ferrante, anche se non si definisce una sceneggiatrice, escludendo ogni passaggio al mondo del cinema in futuro.

Lo escludo categoricamente. E comunque non si è trattato di un lavoro vero e proprio di sceneggiatura, non ne avrei avuta la competenza. Ho discusso piuttosto i testi scritti da Costanzo e dai suoi collaboratori intervenendo con proposte mie lì dove mi sembrava necessario.

Infine, ecco tornare – nell’intervista di Carotenuto all’autrice de “L’amica geniale” – il tema sull’identità nascosta. Ma conferma in maniera decisa che non rivelerà mai la sua identità:

Chi legge i miei libri li legge, ora più di prima, sapendo che ogni mia possibile fisionomia è affidata alla scrittura. È un patto sancito ventisette anni fa e non intendo violarlo.


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