ogni animale venduto illegalmente a 800 euro


La Polstrada di Udine ha sgominato una banda dedita al traffico internazionale di cuccioli di cane. L’inchiesta, condotta dalla sottosezione di Amaro e coordinata dal sostituto procuratore Andrea Gondolo, ha portato a otto ordinanze cautelari in cui si ipotizza il reato di associazione per delinquere nei confronti di sei cittadini italiani e due stranieri, una polacca e uno slovacco. Il gruppo, operativo nelle province di Reggio Emilia, Bergamo e Como, importava gli animali dall’Ungheria, dalla Polonia e dalla Slovacchia, usando i valichi di confine. Le indagini sono iniziate nel dicembre dello scorso anno, in seguito a un controllo effettuato dalla polizia stradale, che aveva intercettato un camion con a bordo 65 cuccioli.

Gli animali, tutti di non più di un mese di vita, condizione che rende illegale il trasporto in Italia, non erano provvisti della necessaria vaccinazione antirabbica e viaggiavano in condizioni illegali, stipati in piccole gabbie (scatole di cartone o ceste di materiale plastico solitamente usato per il trasporto di avicoli) poste all’interno del bagagliaio senza aria e acqua. Secondo la legge i cani possano essere tolti alla madre dopo aver effettuato il periodo di svezzamento e comunque non prima di avere raggiunto il terzo mese di vita. Condizioni necessarie per poter importare un cucciolo di cane dall’estero ed effettuarne il trasporto sono il possesso dei documenti sanitari necessari, e del microchip oltre che di un passaporto canino. Naturalmente il trasporto può essere effettuato solo con veicoli idonei che garantiscano la salute dell’animale.

Grazie a intercettazioni telefoniche e diversi pedinamenti, gli inquirenti hanno potuto ipotizzare fin da subito l’esistenza di un vasto traffico illegale di animali da compagnia, operato da un’associazione a delinquere, che non solo importava in maniera illegale i cuccioli dall’estero, ma provvedeva anche a “regolarizzarli”, grazie all’aiuto di un veterinario e di due allevamenti, e alla loro successiva commercializzazione online. I clienti acquistavano i cani convinti che fossero venuti alla luce in Italia. Gli utili dell’attività illecita erano decisamente alti, basti considerare che ogni cucciolo comprato in Slovacchia a 50/100 euro poteva essere venduto in Italia a 750/850 euro.


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