Onde d’urto nelle coronarie per «ripulirle» dal calcio di troppo


Il concetto lo stesso della litotrissia usata per rompere ed eliminare i calcoli renali: onde d’urto di potenza adeguata che spezzettano accumuli di calcio. La novit la sede in cui viene usato il metodo, ovvero le coronarie: le arterie del cuore hanno spesso le pareti ricche di calcio e questo le irrigidisce, aumentando non poco il rischio di infarti e coronaropatie, cos rompere queste “guaine” calcificate pu ridare letteralmente ossigeno al cuore. La litotrissia intracoronarica ci riesce, stando allo studio internazionale appena pubblicato su Circulation che descrive per la prima volta i risultati ottenuti con questa tecnica su una sessantina di casi in cinque Paesi.

Calcio pericoloso

L’accumulo di calcio nella parete delle coronarie ritenuto molto pericoloso: secondo alcune stime, aumenta fino al 20 per cento in dieci anni il rischio di morte per eventi cardiovascolari, indipendentemente dall’et. Le calcificazioni gravi si trovano nel 15-20 per cento dei pazienti sottoposti ad angiografia, ma si arriva a punte del 30 per cento nei centri di riferimento dove arrivano i casi pi complessi – spiega Carlo Di Mario, direttore del reparto di Cardiologia Interventistica Strutturale al Policlinico Universitario Careggi di Firenze e coordinatore dello studio –. L’angiografia tuttavia non il metodo migliore per vedere le calcificazioni, che si possono valutare appieno con TAC coronarica, ecografia intravascolare o con la tomografia ottica computerizzata. Una volta stabilito che la calcificazione grave ed estesa, intervenire importante per ridurre il rischio cardiovascolare e finora si poteva fare con l’aterectomia rotazionale: in pratica, una mini-fresa che a 200mila giri al minuto frammenta il calcio in minuscole particelle. Non per priva di effetti collaterali: se utilizzata male pu ledere i vasi, inoltre i frammenti possono disperdersi nella circolazione e andare a occludere vasi pi piccoli, creando in sostanza mini-infarti.

Le tecniche

La litotrissia intracoronarica invece molto pi sicura: consiste nell’inserire nel vaso da trattare un catetere speciale, equipaggiato con micro-emettitori di onde d’urto in un palloncino simile allo stent che vengono accesi al momento giusto. La pressione creata spezzetta selettivamente il calcio Come fosse un guscio d’uovo – precisa Di Mario –. I pezzetti restano in mezzo a una sorta di sandwich, fra due strati di tessuti fibroso, e quindi non rischiano di creare danni altrove. A quel punto per la coronaria non pi troppo rigida, se l’anello di calcio frammentato non fa pi resistenza e si pu intervenire mettendo uno stent che tenga l’arteria aperta. Posizionare uno stent senza questo passaggio per ridurre la calcificazione pu essere infatti pericoloso, perch la rigidit della coronaria impone di usare una pressione molto elevata per gonfiare il palloncino e questo pu portare a dissezioni del vaso. I pazienti di cui riferisce lo studio sono poche decine, ma la tecnica stata gi usata su numeri molto pi ampi con buoni risultati; inoltre, si sta impiegando con successo anche per risolvere le calcificazioni in arterie periferiche. Per gli impianti transcatetere di valvole cardiache per esempio serve un accesso arterioso periferico da cui far passare i cateteri che trasportano la valvola e che per questo hanno un diametro ampio: se le arterie periferiche sono calcificate, come capita spesso visto che stiamo parlando di pazienti molto anziani, il passaggio pu diventare impossibile. La litotrissia periferica pu risolvere questi casi, eliminando la rigidit e gli ostacoli all’inserimento del catetere, conclude Di Mario.

27 febbraio 2019 (modifica il 27 febbraio 2019 | 11:07)

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