Ora la politica deve affrontare il tema dell’eutanasia


La decisione della Consulta di rinviare la sentenza sul caso del suicidio assistito di dj Fabo e di chiedere al Parlamento di legiferare sul tema, ha raccolto subito la reazione del presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico. Su Twitter Fico rivolge un appello a tutto il mondo della politica, rispondendo così alla sollecitazione della Consulta: “È un’occasione importante per il Parlamento. Serve più che mai adesso aprire il dibattito su un argomento delicato, rispetto al quale ci deve essere attenzione e sensibilità. La politica affronti il tema dell’eutanasia”. Quello di Fico sembra essere un vero e proprio appello che qualcuno è pronto ad accogliere. A partire dal Pd, stando alle parole del suo capogruppo al Senato, Andrea Marcucci: “In un Paese civile ed europeo, domani mattina tutti i gruppi parlamentari si sederebbero ad un tavolo per concordare una buona legge sul fine vita. Il Pd è disponibile a farlo, ma temo che a quel tavolo saremo soli”.

L’appello della Consulta e di Fico viene accolto positivamente anche da Sinistra Italiana, con il suo segretario Nicola Fratoianni: “Ancora una volta la Consulta indica la strada alla politica e riconosce le ragioni della libertà e del rispetto della dignità delle persone. Ora è necessario che il Parlamento faccia il suo dovere. Possibilmente ricordandosi di operare nel 2018 e non negli anni ’50. Oltre ogni ipocrisia”.

La decisione è stata commentata anche da Marco Cappato, imputato per aiuto al suicidio per la morte di dj Fabo: “Ora il Parlamento ha la strada spianata per affrontare finalmente il tema, e per discutere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, come sta accadendo nel Parlamento spagnolo”. Anche Mina Welby commenta: “Sono felicissima per la decisione della Consulta. Adesso il Parlamento sarà costretto a chiudere il vuoto normativo”.

Il legale di Marco Cappato, Filomena Gallo, parla di una “decisione storica”: “La Costituzione ha trionfato sulle istanze paternalistiche del codice penale fascista e sulla grave inerzia del legislatore, che nonostante le varie sollecitazioni, non si è mai determinato a regolare la materia del suicidio medicalmente assistito”.


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