Ossa frantumate con la pala, ceneri umane gettate nell’immondizia. L’orrore al cimitero di Biella


Una “lugubre catena di montaggio della morte”. Queste le parole del procuratore Teresa Angela Camelio, in merito allo scandalo al forno crematorio di Biella, con dei resti umani abbandonati in uno scatolone: ossa frantumate a colpi di pala, ceneri umane gettate nell’immondizia, corpi estratti dalle bare e ammucchiati in scatole di cartone per poi essere bruciati a due a due. Sono solo alcuni degli elementi portati alla luce dagli inquirenti. Agli arresti sono finiti l’amministratore della società, la Socrebi, che ha in gestione la struttura comunale, Alessandro Ravetti, 40 anni, e un dipendente, Claudio Feletti, 56 anni. Come riporta La Stampa, il fascicolo è stato aperto il 20 settembre scorso a seguito di una segnalazione. Da quel giorno i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, ogni notte si sono recati al crematorio dopo la chiusura per raccogliere prove e, dopo aver installato un sistema di videocamere, anche filmati, che documentano gli orrori che quotidianamente si verificavano.

L’indagine, diretta passo passo in prima persona dal procuratore, ha accertato che, dopo la liberalizzazione dovuta al progetto Pegaso e il conseguente aumento, del 441%, delle cremazioni, in massima parte provenienti da fuori provincia, per poter soddisfare tutte le richieste gli addetti estraevano dalle bare di zinco, più lunghe a bruciare, i corpi, per poi schiacciarli in scatole di cartone e quindi cremarli a due, tre per volta. Le ceneri quindi venivano raccolte già mescolate, le case toraciche e le altre ossa che ancora erano intere sminuzzate barbaramente con attrezzi di fortuna, in parte i resti venivano consegnati ai parenti, eventuali eccedenze gettate in grosse scatole e poi nell’immondizia. In almeno un caso accertato nel forno sarebbe anche stata bruciata la carcassa di un cane, sempre con le ceneri che andavano a mescolarsi le une con le altre.

I due arrestati al momento devono rispondere di distruzione di cadavere e violazione di sepolcro, e nel caso di Ravetti anche di istigazione alla corruzione. Potrebbero però aggiungersi altre accuse legate ai costi delle cremazioni. “Nel caso fosse presente una bara di zinco veniva infatti chiesto un prezzo più alto, ma poi la struttura in metallo veniva semplicemente eliminata, gettando anche questa tra i rifiuti nel caso fossero presenti ancora residui organici, oppure tenendole da parte probabilmente per un possibile riutilizzo” scrive ancora La Stampa. Mentre News Biella evidenzia che dopo il blitz di ieri mattina i carabinieri hanno sequestrato trecento chili di ceneri e ossa che venivano smaltite tra i comuni rifiuti cittadini. Secondo il portale locale, sarebbero stati bruciati più feretri insieme consegnati alle famiglie resti di altri defunti.


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