Pensioni, il governo vuole prorogare Opzione donna: cos’è e come funziona


Il governo prende l’impegno di prorogare Opzione donna anche per il triennio 2015/2018, la sperimentazione che permette alle lavoratrici di anticipare la pensione ricalcolando l’assegno con il metodo contributivo. Ad assicurarlo è il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio: “Oggi il ministro ha incontrato alla presenza delle deputate della commissione Lavoro, Maria Pallini e Jessica Costanzo, le rappresentanti del Movimento Opzionedonna che hanno ribadito l’importanza della proroga di questo istituto in legge di Bilancio. Le rappresentanti del movimento erano state già ricevute sul tema dalla vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, che aveva sensibilizzato il governo e il Parlamento sull’importanza della misura”. Di Maio “ha dato mandato ai tecnici del ministero di mettersi a lavoro su questo dossier”.

Cos’è opzione donna e come funziona

Opzione donna è una misura che permette alle lavoratrici di andare in pensione con requisiti anagrafici più favorevoli rispetto a quelli in vigore. Si applica sia alle lavoratrici dipendenti che a quelle autonome, l’importante è che abbiano una anzianità di contributi pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 2015. In caso di proroga per il triennio 2015/2018 questo limite si sposterebbe e la misura – che attualmente riguarda le donne con almeno 57 anni e 3 mesi di età per le dipendenti e 58 anni e tre mesi per le autonome – dovrebbe vedere un aumento di questa soglia di un anno, fermo restando il requisito essenziale dei 35 anni di contributi versati. La pensione viene assegnata interamente con il calcolo contributivo e comporta la cessazione delle attività di lavoro dipendente. La pensione di anzianità viene poi corrisposta alla lavoratrice a 12 mesi di distanza dalla maturazione dei requisiti nel caso delle lavoratrici dipendenti e a 18 mesi nel caso di quelle autonome.

Quota 100 non basta, serve Opzione donna

Come spiega Il Sole 24 Ore, l’arrivo di quota 100 non basta, almeno per le lavoratrici. Per le donne lavoratrici, infatti, è difficile arrivare al livello di contributi richiesti (38 anni con 62 di età). Quota 100, dicono le statistiche dell’Inps, favorisce soprattutto gli uomini e i residenti al Nord, in particolare i dipendenti del settore pubblico. Il Sole spiega che su 9,3 milioni di pensionati Inps, 5,2 milioni sono uomini e 4,1 donne. Ma le donne si ritirano dal lavoro soprattutto perché hanno raggiunto il limite di età, che nel 2019 sarà di 67 anni. Mentre il 78% delle pensioni anticipate riguardano gli uomini.


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