Pensioni, si avvicina quota 100 e arrivano le buste arancioni dell’Inps


Ritornano le buste arancioni dell’Inps. L’istituto di previdenza le invierà, da qui a fine anno, a circa un milione di lavoratori comunicando loro dati fondamentali rispetto alle possibilità di andare in pensione e all’assegno che riceveranno. Il primo obiettivo delle buste arancioni è quello di raggiungere tutti i lavoratori (soprattutto i dipendenti pubblici) che non hanno il Pin unico per accedere ai servizi dell’Inps sul portale online dell’istituto. Entro fine anno arriveranno ai lavoratori queste buste contenenti l’estratto conto contributivo e le istruzioni per attivare il canale telematico. E da lì ci sarà la possibilità di accedere al simulatore dell’Inps ‘La mia pensione futura’ per sapere quanto un lavoratore prenderà di pensione in caso di adesione a quota 100.

Si allarga la platea delle persone che potranno accedere al simulatore, aprendo ai dipendenti pubblici finora esclusi. Un’operazione fatta anche in previsione dell’arrivo della quota 100 voluta fortemente dal governo e per cui sono state stanziate le risorse in legge di Bilancio. Prima di definire i dettagli per il simulatore, però, sarà necessario attendere il decreto, previsto per Natale, che regolamenterà la misura per la pensione anticipata. Il simulatore è stato introdotto nel 2016 e permette di calcolare l’assegno e la data di decorrenza. Secondo alcuni dati ricordati dal Sole 24 Ore, sono stati 5 milioni i lavoratori che finora hanno effettuato la simulazione, ovvero una media di uno su quattro nel settore privato. Solamente nel 2018 gli utenti unici che hanno sfruttato il simulatore sono stati più di un milione.

Per i dipendenti pubblici il servizio dovrebbe essere completato entro i prossimi due anni, ma già a breve sarà possibile valutare l’impatto di quota 100 per chi decide di aderirvi. Il simulatore, infatti, permetterà di capire a quanto ammonta la decurtazione dell’assegno per chi decide di aderire e anticipare la pensione. Le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, basate su un campione statistico, hanno sottolineato che si può arrivare a un taglio superiore al 30% dell’assegno mensile.

Come si può andare in pensione nel 2019

Il Sole 24 Ore ricorda, inoltre, quali sono tutte le possibilità per i lavoratori italiani di andare in pensione nel 2019, elencando dieci modalità. Si parte dalla classica pensione di vecchiaia, riservata a chi ha almeno 67 anni di età e almeno 20 di contributi. C’è poi la pensione anticipata in base alle regole della legge Fornero: non servono i 67 anni di età, ma almeno 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Altra categoria è quella dei lavori usuranti, che riguarda coloro i quali hanno svolto questo tipo di mansioni (qui la lista) per almeno metà della loro vita lavorativa: in questo caso sono necessari 61 anni e 7 mesi di età, con 35 di contributi. Per i lavori gravosi, invece, la soglia è di età: 66 anni e 7 mesi.

Ci sono poi i lavoratori precoci, coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni e hanno versato contributi per 41 anni e 5 mesi. Rimane in piedi anche opzione donna, con cui le lavoratrici potranno ritirarsi dal lavoro a 58 anni, con almeno 35 di contributi versati. Così come resta l’ape aziendale e sociale, con l’assegno ponte per un massimo di 43 mesi prima della pensione (si fa un prestito da restituire con l’assegno previdenziale). C’è poi il cumulo gratuito dei contributi, nel caso in cui il lavoratore si sia iscritto a diverse gestioni, accedendo così a un assegno unitario.

Le novità del 2019 riguarderanno la quota 100. Per i lavoratori privati si potrà andare in pensione a 62 anni di età con 38 di contributi usufruendo di quattro finestre durante l’anno (una per ogni trimestre). Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, non cambiano i criteri (62 anni di età e 38 di contributi) ma le finestre diventano semestrali.


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