Per i conflitti tra genitori e figli c’è il mediatore


Sono circa trent’anni che anche in Italia le famiglie con figli minori che si stanno separando possono accedere alla mediazione familiare, ma non sempre c’ chiarezza su quali siano potenzialit e confini di questo importante strumento ancora non adeguatamente utilizzato. Per cercare di fare un po’ di chiarezza partiamo da ci che non , con l’aiuto di Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta ma, soprattutto, fondatore dell’Associazione GeA (Genitori Ancra) che stata la prima realt ad introdurre in Italia – nel 1989 – un servizio pubblico di mediazione familiare, sulla scia di quanto accadeva gi in altri Pasi europei, primi tra tutti Regno Unito e Francia. La mediazione familiare — spiega Scaparro — non psicoterapia, n terapia della coppia, n soluzione dei problemi, n arbitrato.

Prima di andare in tribunale

il tentativo – attraverso l’intervento di una figura professionale specificamente formata – di aprire un canale di comunicazione e di dialogo, tra genitori conflittuali, che possa garantire ai figli, che sono le vittime naturali di questi conflitti, le condizioni di maggiore serenit possibile. Un intervento che non si sovrappone o sostituisce a quello di avvocati e giudici, ma che sarebbe importante potesse precedere le azioni giudiziarie al fine di affrontarle non come una guerra da vincere o perdere, ma come necessari passaggi per sancire una separazione ed un divorzio.Qualcosa di diverso o di simile alla mediazione obbligatoria che propone il decreto Pillon (la proposta di legge dell’attuale Governo sulla revisione del diritto di famiglia, in fase di discussione) ? In psicologia — spiega Fulvio Scaparro — espressioni come “vi ordino di essere felici” le chiamiamo ingiunzioni paradossali. Allo stesso modo una qualunque forma di obbligatoriet della mediazione familiare, che invece ha come fondamento la scelta libera e condivisa da parte di entrambe i genitori, un’aberrante contraddizione in termini.

A chi rivolgersi

Strenua sostenitrice della mediazione familiare, Anna Cattaneo, presidente della nona sezione (settore famiglia) del Tribunale di Milano, che ci dice: Al tribunale di Milano abbiamo istituito uno sportello ad hoc per dare tutte le informazioni su come accedere a questo percorso e noi stessi lo proponiamo ai genitori, tutte le volte che lo riteniamo possibile. Ma non un intervento che si pu pensare di applicare in senso generalizzato ed obbligatorio perch ci sono situazioni – pensiamo solo ai casi di violenza fisica e psicologica che mettono a rischio figli e coniuge – in cui si deve intervenire prima possibile con un provvedimento del tribunale. Ci che potrebbe essere fatto , invece, introdurre l’obbligo deontologico degli avvocati (cos come previsto per la mediazione nelle cause civili e commerciali e per la negoziazione assistita), di informare i genitori, che spesso non ne sono a conoscenza, della possibilit di accedere ad un percorso di mediazione familiare, che deve comunque sempre rimanere libero e volontario.

Come di diventa “pacificatori”

Ma chi il mediatore familiare? una figura professionale regolamentata a tutti gli effetti dalla legge 4 del 2013 — spiega Ritagrazia Ardone, psicoterapeuta familiare e presidente dell’Istituto di Ricerca e Formazione sulla Mediazione Familiare (IRMeF) di Roma — che si abilita attraverso specifici corsi post laurea (definiti dalla normativa UNI11644 del 2016). Nonostante questa chiara definizione professionale e l’assoluta specificit della sua formazione, la figura del mediatore familiare non sempre adeguatamente conosciuta e riconosciuta. Se da parte dei magistrati c’ gi da tempo una valorizzazione della funzione della mediazione familiare, non si pu dire che la stessa cosa, almeno per quanto riguarda il passato, sia avvenuta da parte degli avvocati, anche se non c’ alcuna concorrenzialit di tipo professionale. Ma l’impegno delle Societ italiane di Mediatori Familiari (SIMef, AIMEF, AIMS, MEDEFitalia) anche quello di raggiungere ed informare direttamente le famiglie, perch un percorso di mediazione familiare dovrebbe e potrebbe iniziare prima che i genitori arrivino alle vie legali.

Si paga solo il ticket

Che tipo di preparazione richiesta ad un mediatore familiare? Risponde Chiara Vendramini, presidente di GeA e mediatrice familiare:Nei corsi di formazione si acquisiscono competenze di tipo giuridico, psicologico e, soprattutto, di comunicazione. La strategicit, ma anche la complessit del ruolo del mediatore — sottolinea Vendramini — proprio quella di dover essere una figura terza, rispetto ai genitori, che non ha come obiettivo quello di dare ragione all’uno o all’altro, n di proporre una soluzione ex cathedra, ma di far trovare ai genitori stessi un terreno di confronto, se non proprio sereno quantomeno civile, sul quale sperimentare soluzioni adatte alle specifiche esigenze dei loro figli e della loro famiglia in trasformazione. Ma quanto costa un percorso di mediazione familiare? In molte realt un servizio consultoriale o erogato da strutture private accreditate, per cui viene offerto gratuitamente o dietro pagamento di un ticket. Rivolgendosi a strutture private il costo si attesta tra i 60 e i 120 euro ad incontro e normalmente sono necessari una decina di incontri per completare un percorso. Un costo – sottolineano gli esperti – che non si somma tout-court agli altri legati ad una separazione, perch il buon esito di una mediazione pu ridurre anche considerevolmente i tempi dei contenziosi legali.

29 aprile 2019 (modifica il 30 aprile 2019 | 10:13)

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