per il 2019 possibile una riduzione da 4 a 2 finestre


L’incertezza sulla legge di Bilancio, con la bocciatura di Bruxelles e le modifiche che il governo italiano non sembra voler mettere in atto, potrebbe influenzare pesantemente alcune misure che la manovra, ad oggi, contiene. Tra queste c’è anche l’introduzione della quota 100 e il conseguente avvio del superamento della legge Fornero. Come spiega oggi Il Messaggero, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, starebbe valutando di rimodulare la quota 100, forse la misura che in assoluto preoccupa di più la Commissione europea. L’idea del ministro è quella di ridurre le finestre da utilizzare per anticipare la pensione da quattro a due, tagliando così i costi. È una ipotesi che il ministero potrebbe valutare soprattutto nel caso in cui lo spread continuasse a salire, raggiungendo i 350 punti base. Se questa ipotesi dovesse verificarsi, probabilmente, sarà il Parlamento a modificare la misura che, ad oggi, non è ancora chiaro se verrà regolamentata solo dalla legge di Bilancio o se avrà bisogno di un provvedimento a parte.

La bozza della manovra che circola negli ultimi giorni evidenzia quasi solamente le risorse stanziate per la quota 100. Il Corriere della Sera ricorda come si tratti di un Fondo da 6,7 miliardi per il 2019 e uno da 7 miliardi per il 2020. Ma per l’attuazione della riforma si rinvia ad “appositi provvedimenti”. Ci sono i soldi, dunque, ma non le regole. E proprio per questo motivo l’ipotesi che le modifiche non siano nella legge di Bilancio sono concrete: si parla di emendamenti in sede parlamentare alla legge o di un apposito decreto sul tema.

Il Fondo per le pensioni ha l’obiettivo di generare una staffetta generazionale, introducendo “ulteriori forme di pensionamento anticipato” e, allo stesso tempo, introducendo “misure per incentivare l’assunzione di giovani”. Il problema, secondo quanto segnala il Corriere, è che 6,7 miliardi non siano sufficienti neanche a garantire l’introduzione di quota 100, ovvero la possibilità di andare in pensione a 62 anni di età, con almeno 38 di contributi. L’ipotesi iniziale – che, come detto, potrebbe anche cambiare – è quella di quattro finestre trimestrali, con i primi pagamenti ad aprile 2019, ma per i dipendenti pubblici se ne potrebbe parlare anche più in là a causa di una possibile clausola che prevederà un preavviso di almeno tre mesi. Inoltre, sottolinea ancora il Corriere, la manovra non prevede una misura specifica per le pensioni d’oro, motivo per cui si ipotizza un provvedimento a parte anche su questo tema, su cui è stato promesso un taglio a quelle superiori ai 4.500 euro al mese.


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