“Per la prima volta non ho vinto nessun trofeo in 18 mesi, alcuni non ne vincono uno in 18 anni. All’Inter ho trovato un ambiente perfetto” – Passioneinter.com


Attualmente in pausa dopo la fine del rapporto lavorativo con il Manchester United, José Mourinho ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del quotidiano britannico Telegraph. E’ stata l’occasione ideale per lo Special One per fare una retrospettiva sull’andamento dell’ultimo periodo da allenatore e per rivelare alcuni interessanti dettagli sul proprio futuro.

L’ESONERO – “La gente dice che impari di più da una sconfitta, forse c’è del vero in questa cosa. Sento che il mio habitat naturale è la vittoria. Questa è la prima volta in cui non vinco nessun trofeo per 18 mesi, mentre alcuni non vincono trofei per 18 anni. Non ho vinto nessun trofeo per 18 mesi. Ora ho tempo per pensare, riflettere, provare a capire tutto e cercare di essere più pronto per il prossimo futuro. So che sta arrivando. Non è ancora arrivato perché non lo volevo”.

IL PROSSIMO INCARICO“Ho già rifiutato un’offerta. Voglio lavorare in un club che capisce che c’è una struttura in atto. Non voglio lavorare in una struttura in cui non coincidono i pensieri. Le persone a volte dicono ‘a questo manager non piace lavorare con un direttore sportivo’; ‘A questo manager non piace lavorare con il capo scout’; ‘A questo manager non piace lavorare con un proprietario’; ‘A questo manager non piace lavorare con il presidente’. Durante la mia carriera ho lavorato in tutte le circostanze possibili. Le situazioni di maggior successo non sono dovute alla struttura, ma all’empatia nella struttura. Le persone che lavorano bene insieme. Persone che condividono lo stesso tipo di idee. Questa è la cosa fondamentale“.

IL CALCIO DI OGGI“Ora c’è una generazione di giocatori che non sono solo giocatori, ma l’intero pacchetto. Hai il giocatore, la famiglia, l’agente, l’entourage, il direttore della comunicazione. A volte hai lo staff medico del giocatore e in una situazione estrema hai persino quello che chiamano i loro “personal trainer”. Quando hai un giocatore hai tutte queste distrazioni. E se non c’è empatia nella struttura del club si entra in così tante contraddizioni che è davvero, davvero difficile lavorare”.

FUTURO“Che club mi piacerebbe allenare? Un club che non è pronto per cacciare trofei immediatamente, ma con l’ambizione di essere un cacciatore di trofei. Non andrei in un club senza ambizione. Ho rifiutato l’offerta importante di cui ti parlavo perché voglio calcio di alto livello e ambizioni al più alto livello. Questo è il mio secondo requisito, il mio primo è l’empatia strutturale. Voglio lavorare con le persone che amo. Persone con cui voglio lavorare, con cui sono felice di lavorare, con cui condivido le stesse idee. Non voglio essere in una contraddizione continua tra ciò che penso io e ciò che pensano gli altri. Se un club così esiste veramente? Era quello che avevo all’Inter. Ci sono club come questo. Normalmente, questa è una parte molto importante di un club di successo”.

ESCLUSIVA – Paparesta: “Petto di D’Ambrosio ed evidente fallo di Chiesa, sbaglia anche Fabbri. AIA e Lega, è tempo di cambiare!”

 

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