per lui si fermava anche la Madonna


Salvatore Profeta, 73enne capomafia della famiglia di Santa Maria di Gesù di Palermo. Il ‘padrino della Guadagna’, da  qualche settimana era ricoverato all’ospedale di Tolmezzo per problemi di salute, sorvegliato a vista dalle forze dell’ordine. Proprio nella struttura sanitaria ha esalato l’ultimo respiro. Ad ucciderlo sarebbe stato un infarto improvviso.

Profeta, 73 anni, era ritenuto tra gli uomini più fedeli al capomafia Stefano Bontade, assassinato nel 1981 nella faida scatenata dai corleonesi di Totò Riina contro la cosiddetta ‘mafia perdente’. Condannato all’ergastolo per la strage di via D’Amelio, dove nel ’92 furono assassinati il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, Profeta era tornato nel libertà nel 2011 dopo che erano state accertate le dichiarazioni mendaci del falso pentito Vincenzo Scarantino. Tornato alla Guadagna, Salvatore Profeta riprese in mano le redini del clan col suo vecchio stile da ‘padrino’.

Il suo impero era però crollato nuovamente all’alba del novembre del 2015, quando gli uomini della squadra Mobile hanno arrestato il boss e gli altri esponenti di spicco della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, tra i quali Rosario e Antonino Profeta, rispettivamente nipote e figlio del “padrino” della Guadagna. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, erano loro a gestire le attività della cosca, tra estorsioni, droga e attività intestate a prestanomi per fornire liquidità ai business malavitosi.

“Ciò che abbiamo registrato – spiegò l’allora questore di Palermo Guido Longo – è stata la fibrillazione nel mandamento dopo il ritorno in auge di Profeta. Scene e dinamiche che ci hanno fatto piombare tra la mafia di 20 anni fa”. All’epoca dell’arresto, infatti, il quartiere intero era sceso in piazza per salutarlo e onorarlo. E a dimostrazione della venerazione nei suoi confronti, durante la processione, pure la Madonna veniva fatta fermare davanti alla sua casa per un inchino ossequioso. “

 Profeta si trovava nel carcere di Tolmezzo dal 2016, e doveva scontare una pena di 8 anni e 2 mesi per associazione mafiosa, estorsione e rapina. Parlando di lui, l’ex procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, disse: “Profeta non solo era il boss riconosciuto ma si atteggiava anche come tale; aveva scelto come ‘ufficio’ un bar nella piazza principale del quartiere e ogni giorno riceveva persone, dispensava aiuti e favori per rafforzare il controllo del territorio”.


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