Pernigotti, ora sciopero a oltranza. Ma l’azienda ormai ha deciso: la fabbrica chiude


Sciopero a oltranza e assemblea permanente. Questa la decisione dei lavoratori della Pernigotti dopo riunione di ieri pomeriggio allo stabilimento di Novi Ligure. Il loro obiettivo è presidiare la fabbrica per evitare che venga smantellata, in tale ottica è prevista l’astensione dal lavoro anche e soprattutto in forma di protesta contro la decisione del gruppo turco Toksoz di chiudere il sito produttivo in provincia di Alessandria. “Già stasera partirà la richiesta di incontro al ministero dello Sviluppo Economico”, spiega Enzo Medicina della Fai-Cisl.

I turchi sembrano ormai aver deciso: lo stabilimento di Viale della Rimembranza chiuderà i battenti e metterà fine a una tradizione dolciaria che vantava 160 anni di storia. Sono 100 i licenziamenti annunciati. La Pernigotti da tempo non apparteneva più alla famiglia del fondatore Stefano: era passata dapprima agli Averna nel 1995, poi nel 2013 ai Toksoz. Una situazione che era degenerata negli ultimi anni: secondo i sindacati negli ultimi 5 anni la ditta avrebbe accumulato perdite per 13 milioni, ridotti a 8 nel 2017. L’azienda ha già fatto partire la richiesta di cassa integrazione straordinaria per il periodo che va dal dicembre di quest’anno al novembre del prossimo, per “parziale cessazione dell’attività aziendale”. In un comunicato stampa, la Pernigotti spiega che è prevista “l’immediata cessazione di attività inefficienti” e poche righe sotto ribadisce che “si procederà alla cessazione delle attività produttive presso lo stabilimento di Novi Ligure”.

Sempre con lo stesso comunicato stampa, l’azienda fa sapere che “a salvaguardia di un brand storico come Pernigotti, continuerà la distribuzione e commercializzazione dei prodotti alimentari” e “procederà all’individuazione di partner eccellenti a cui affidare la produzione dei propri articoli”. Che in altre parole è quanto già segnalato dai sindacati: i turchi utilizzeranno il marchio storico Pernigotti per commercializzare dolciumi prodotti anche all’estero. La nota si conclude  spiegando che “l’azienda esplorerà e valuterà tutte le ipotesi, adoperandosi affinché il personale possa essere ricollocato presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti”.


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