“Polverone Icardi? All’Inter mancano uomini-spogliatoio come Vieri e Materazzi. I terzini ormai sono un problema. San Siro fischia Asamoah ma non è colpa sua se…” – Il Posticipo


MILAN - FEBRUARY 23: Giovanni Pasquale of Inter Milan in action during the Serie A match between Inter Milan and Piacenza, played at the 'Giuseppe Meazza' San Siro Stadium, Milan, Italy on February 23, 2003.
Giovanni Pasquale of Inter Milan in action during the Serie A match between Inter Milan and Piacenza, played at the ‘Giuseppe Meazza’ San Siro Stadium, Milan, Italy on February 23, 2003

L’uomo giusto al momento giusto: Giovanni Pasquale ci ha messo i polmoni e un piede sinistro da fare invidia ai colleghi di reparto, poi la buona sorte ha fatto il resto. L’Inter è uscita dal 5 maggio 2002 con una ferita aperta sulla corsia di sinistra: Vratislav Gresko la aveva combinata troppo grossa per essere confermato, Francesco Coco invece non è stato fortunato. Operosità e riservatezza come ogni buon piemontese: così Giovanni partito da Venaria Reale si è preso l’Inter per un paio di stagioni e ha visto il suo sogno diventare realtà, prima di sbarcare a Udine dove ha continuato a sfrecciare. Quando ha smesso però è ritornato a casa, da dove parte ufficialmente la sua seconda vita.

Giovanni, le manca giocare a calcio?
Al momento non posso ancora dirlo… Sto facendo il giocatore-allenatore nella squadra della mia città: a Venaria, dove abito. Diciamo che non ho ancora smesso davvero.

Quando ha pensato di voler fare l’allenatore?
L’ho deciso al mio ultimo in A, quando ho chiuso a Udine. Sono stato a Coverciano a prendere il patentino. All’epoca mi aspettavo ancora qualche chiamata per continuare a giocare: ho avuto qualche offerta, ma l’ho rifiutata. Poi ho iniziato a seguire alcuni ragazzi nella società del Venaria e da quel momento in poi ho fatto il giocatore-allenatore.

Ha fatto le giovanili alla Juve: è vero che è stato scartato? Poi si è preso la rivincita all’Inter…
Ho iniziato a Venaria, poi è arrivata la chiamata della Juve dove ho fatto quattro stagioni, alla quinta però avrei dovuto avere di nuovo l’allenatore con cui avevo giocato poco l’anno prima. Allora sono ritornato a Venaria, dove ho fatto un’altra annata. Poi sono andato all’Inter dove, grazie anche a un pizzico di fortuna, sono riuscito ad arrivare ad alti livelli.

(Photo credit should read ANSA/AFP/Getty Images)
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Lei è cresciuto nella Primavera con Obafemi Martins e Goran Pandev poi ha fatto il grande salto…
I ragazzi che erano usciti dalla Primavera gli anni prima erano andati a giocare in Lega Pro o in Serie B: anche noi ci aspettavamo un’offerta da squadre di quelle categorie. Quell’anno invece Hector Cuper ha deciso di portare in ritiro me, Nicola Beati e Alex Cordaz. Da quel momento in poi siamo rimasti con la prima squadra.

Lei è arrivato a Milano qualche mese dopo il cinque maggio. All’epoca fare il terzino di sinistro all’Inter non era semplice considerato quello che aveva combinato Gresko…
Quando sono arrivato in prima squadra quell’anno in quel ruolo c’erano Michele Serena, Francesco Coco e ancora Vratislav Gresko. All’inizio ero il quarto, poi Serena ha smesso, Gresko è stato mandato via e io sono diventato il sostituto di Coco. Francesco è stato sfortunato perché ha avuto qualche infortunio di troppo, per me però è stata una fortuna: questa cosa mi ha liberato un po’ la strada.

Che cosa le ha insegnato Cuper? Pensa che sia stato un po’ sfortunato e abbia raccolto meno del dovuto?
Nel 2002-03 abbiamo fatto un grandissimo campionato ed è stato l’anno in cui siamo usciti dalla Champions League in semifinale dopo i due pareggi col Milan. C’è un po’ di rammarico: era un allenatore che preparava bene le partite e che ti dava tanto. Tu potevi solo ricambiarlo con la fiducia e con buone prestazioni.

(Photo credit should read PAOLO COCCO/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read PAOLO COCCO/AFP/Getty Images)

Nel 2004-05 all’Inter è arrivato Mancini e lei ha deciso di andare via: come mai?
Io e il mister ci eravamo sentiti quando allenava la Lazio, ma avevo preferito restare a Milano… La stagione 2004-05 è stata storta, abbiamo fatto tanti pareggi all’inizio e la squadra non girava nel migliore dei modi. Ho scelto insieme alla società di andare via per giocare di più: volevo farlo perché ero giovane. Da lì in poi ho iniziato a girare.

È rammaricato per essere andato via pochi anni prima che l’Inter cominciasse a vincere?
Sì, considerando che sono anche interista… Però ero giovane e pensavo più a giocare che ad altro… Mettiamola così.

Dal 2010 in poi l’Inter ha speso tanto per i terzini, ma continua ad avere problemi. Perché?
La società sta provando a trovare le persone giuste. Ogni anno tutti pensano che siano arrivate, poi invece per un problema o per un altro ci sono problemi in quel ruolo. Conosco bene Asamoah, abbiamo giocato insieme a Udine: è fortissimo, è un ragazzo serio che si allena sempre a tremila all’ora. Però non bisogna dimenticarsi che è una mezz’ala, un centrocampista, quindi sta facendo ruolo “nuovo”: si applica bene, si limita a fare le cose semplici e ci mette la testa. Il pubblico lo fischia quando fa i retropassaggi, ma quello è un gioco impostato dall’allenatore che cerca di tirare fuori gli avversari, di farli salire per trovare gli spazi, poi accelerare e creare qualche azione pericolosa.

Più difficile giocare nella sua Inter o in quella di oggi? San Siro fischia come allora…
Una grande squadra come l’Inter avrebbe dovuto ottenere qualche risultato in più negli ultimi anni. La gente di San Siro pretende, ma è giusto così. Le persone sono ambiziose come la società e si aspettano sempre qualcosina in più.

MILAN, ITALY - DECEMBER 10: CHAMPIONS LEAGUE 02/03, Mailand; INTER MAILAND - BAYER 04 LEVERKUSEN 3:2; vordere Reihe v.l.n.r.: Alvaro RECOBA, TORWART Francesco TOLDO, Giovanni PASQUALE, Christian VIERI, Carlos GAMARRA, Javier ZANETTI; hintere Reihe v.l.n.

Nella sua Inter ci sarebbe stato spazio per una vicenda come quella che ha riguardato Mauro Icardi?
Quando ho iniziato a giocare, gli spogliatoi erano parti segrete: tutto quello che succedeva lì dentro restava lì. Oggi è cambiato tutto anche per la via della tecnologia. Forse al giorno d’oggi nelle squadre manca un uomo spogliatoio. Se da ragazzino sbagliavo, c’erano Vieri e Materazzi: loro non ti permettevano di sgarrare, ma lo facevano per il tuo bene e per quello della squadra. Oggi manca gente che si prenda la responsabilità di tenere tutta la rosa al suo posto, evitando cavolate come foto, video e cose del genere.

Oggi all’Inter questo ruolo tocca a Zanetti?
Adesso sì… Ai miei tempi, quando giocava ancora, le cose andavano bene. Javier faceva stare bene tutto l’ambiente, dai magazzinieri fino ai giocatori della rosa. Nel calcio di oggi mancano figure che mettano regole anche rigide per non farti sbagliare e non avere problemi nei momenti di difficoltà. Le cose negative escono sempre in quei momenti.




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