Prima mi sono chiesta perché il destino mi desse una lezione simile. Poi ho capito che era una seconda possibilità. Ho migliorato la qualità della mia vita, degli affetti e delle azioni


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Un giorno di agosto dell’anno scorso… sole, caldo, aria di ferie… io, mamma, avvocato, separata da poco, andavo verso l’ospedale con la musica a palla in auto, pensando tra me e me: «cosa vuoi che sia mai questo nodulino che ho sentito appena ieri sul mio seno… ho appena fatto prevenzione… non può essere nulla…».

Ed invece arriva la diagnosi: lei ha un cancro al seno, anzi ne ha due: sia a destra che a sinistra, dobbiamo togliere tutto, lei è giovane, non possiamo rischiare ricadute. In questi momenti della vita hai due possibilità: cadere in depressione con quella stupida domanda che troppo spesso sento dire a chi è in difficoltà: «Perché a me?» o tirare fuori gli attributi. Io ho subito pensato che la vita volesse mettermi alla prova per vedere se li avevo  e ho scelto di dimostrarlo.

Ed è così che ho potuto godere (ripeto, godere) di tutti i lati positivi che anche la malattia può darti. Ho conosciuto un medico, il primario del Centro Senologico e della Breast Unit, che lavora per missione, con una umanità travolgente. Ho conosciuto medici ed infermieri che si sforzano di imparare in fretta il tuo nome così alla visita successiva possono dirti: «Prego vieni».

Ho capito che in questi momenti la vita seleziona le persone e scopri chi ti vuole davvero bene: un lusso che altrimenti non avresti. Ho capito che mentre tutti corrono, dove neppure loro sanno, fermarsi ad annusare il profumo dell’erba appena tagliata (inconfondibile, che da bambina mi ricordava che stava arrivando l’estate) è magico, bellissimo, unico. Io già vivevo alla giornata, ora vivo l’istante.

C’era un frase che ripetevo sempre, in tempi non sospetti, al mio ex compagno quando la mattina si svegliava con la luna storta per cose da poco: «Guarda  che questa mattina gli unici che possono prendersi il lusso di svegliarsi con il muso sono quelli che devono andare a fare la chemioterapia».

Allora poi ti chiedi perché il destino ha voluto dare proprio a te questa lezione, ma rifletti e capisci subito che non è una lezione, è una seconda possibilità. E così migliori la qualità della tua vita, dei tuoi affetti, delle tue azioni e capisci che non ti è stato tolto niente se non fisicamente.

Sono ai primi sei mesi di follow –up e guardo la mia bambina negli occhi e mi dico: «Per lei, avanti tutta, sempre» perché la vita, anche con i suoi temporali inaspettati, anche con le battaglie che mai avresti creduto di dover combattere, rimane comunque BELLISSIMA.

A. B.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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