Quando intorno a me sentivo crescere l’ansia per le mie condizioni di salute, sono riuscita a trovare la forza di dare forza agli altri


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Il giorno in cui ho scoperto di avere un carcinoma mammario con metastasi, ho avuto solo il pensiero di come dirlo a mia madre (che ha già perso una figlia di 20 anni per tumore) e a mio figlio di 15 anni. Il mio carattere mi porta sempre a dare il giusto peso alle negatività, perché si sa che nella vita gli imprevisti possono capitare. E la malattia è stata solo un imprevisto come tanti, soprattutto perché sono sempre stata una sportiva, attenta ad evitare tutto ciò che è (considerato) nocivo alla salute e nonostante tutto e nonostante i controlli medici, è successo.

Ho subito eseguito ciò che il protocollo «propone» e solo quando ho iniziato la chemioterapia e si sono visti i primi effetti, chi mi stava intorno si è reso conto di quello che mi era successo. Non ho mai nascosto di avere un tumore ed ho sempre parlato tranquillamente a chi chiedeva informazioni, ma ho riscontrato negli altri, compresi alcuni familiari, l’ansia perché non sanno cosa dirti o come affrontarti: è stato un altro momento di forza, forza da dare a loro.

Sono sempre andata da sola a fare le terapie (chemio e radio): non mi sono mai sentita persa, sfortunata o triste, perché la cosa importante era reagire e tutta la mia energia doveva servirmi a superare le eventuali difficoltà, che purtroppo sono veramente tante, forse addirittura impensabili.

Ho sempre pensato che se oggi capita una giornata nera, domani sarà grigia e poi tornerà ad essere una bella giornata. Ed è così che ho affrontato le terapie e gli effetti collaterali. Mi sono accorta che sono diventata ancora più sensibile e mi commuovo per delle sciocchezze: ma è così bello provare certe sensazioni! Sono diventata anche più distaccata dalle paure e dal dolore, tanto da potersi godere un senso di serenità.

Anche se ad oggi, dopo due anni dalla fine delle terapie, non sono tornata in forma come tanti e a 50 anni sembro un’anziana signora, non mi lamento come non mi sono mai lamentata perché mollare anche per un attimo potrebbe crollare quella stabilità mentale che ti serve per sopravvivere, indipendentemente dalle malattie.

Continuo tranquillamente le visite semestrali dall’oncologo, continuo a sperare di tornare a stare meglio, continuo a sostenere gli amici che si trovano ad avere un simile imprevisto.

Continuo a vivere tranquillamente, con una differenza rispetto a prima: ora penso un pò di più a me.

J.G.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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