Quando me ne andai c’erano 40 milioni in cassa. Chiedete a Salvini e Maroni


L’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, torna a parlare del sequestro dei fondi del Carroccio in relazione alla truffa ai danni dello Stato, stimata in 49 milioni di euro. Lo aveva già fatto con una lunga intervista a La Stampa nel luglio scorso, e lo fa ora in un’altra intervista, questa volta al Fatto Quotidiano in cui sottolinea ancora la sua estraneità ai fatti. “Quando me ne sono andato dalla Lega ho lasciato quaranta milioni di euro a saldo contabile – ha sottolineato -. Sono pronto a un confronto con Roberto Maroni e Matteo Salvini, ma sui fatti. Non vale parlare con i tweet”.

Belsito è stato condannato a 4 anni e 10 mesi in primo grado insieme a Umberto Bossi e tre ex revisori del partito per una truffa ai danni dello Stato, stimata in 49 milioni di euro, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010. “Dopo le mie dimissioni nel 2012 – ha continuato – sono entrati nelle casse del partito altri 19 milioni legati alle elezioni del periodo di Bossi, perché i rimborsi erano scaglionati negli anni. E immagino che siano arrivati rimborsi per elezioni successive. Soldi ce n’erano. Penso che siano stati spesi: come, non lo so. Non voglio dire che ci sia niente di illecito. Dico soltanto le cose come stanno”, ha rincarato la dose, evidenziando il fatto di aver pagato solo lui, “come se quello che è successo nel partito potesse essere tutto responsabilità del tesoriere”.

E conclude con un avvertimento: “Mi hanno scaricato ma adesso viene il bello. La Lega deve querelare anche Umberto Bossi, ci sarà da ridere”, non prima, però di aver aggiunto: “Gli ho tolto tante castagne dal fuoco. Sono rimasto senza lavoro. Ho tre figli. Non mi voglio mettere nei guai. Però, ripeto, sono qui. Se vogliono parlare di fatti vengano e vediamo dove sono finiti i soldi”.


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