questo non il mio calcio”


Simone Petricciuolo in azione con la maglia dell’Avellino. fonte Instagram simonepetri27

Simone Petricciuolo in azione con la maglia dell’Avellino. fonte Instagram simonepetri27

“Non pensavo sarebbe giunto cos presto questo momento per me. Avevo tutt’altre idee, progetti e piani per realizzarli calcolando tutto in ogni minimo dettaglio. Ma si sa anche al miglior piano, possono capitare degli imprevisti o incidenti di percorso di cui nessuno pu tener conto”. Inizia cos la lunga lettera pubblicata sul proprio profilo Instagram da Simone Petricciuolo, talento napoletano classe 1995. Centrocampista duttile, capace di esprimersi bene anche come terzino destro, il ruolo in cui si era messo in evidenza a 18 anni, dopo l’esplosione nei settori giovanili di Bari e Roma, si era da poco accasato all’Anzio, formazione di Serie D. Ora la decisione di lasciare il mondo del calcio. Un addio non privo di accuse.

FRECCIATE
Nella sua lettera aperta, Simone esordisce assumendosi la responsabilit del proprio percorso: “Io mi prendo la mia buona parte di colpe, forse avrei dovuto stringere pi i denti e sicuramente qualche scelta sbagliata l’ho fatta in passato come ad esempio quella di non firmare per il Palermo che poi quell’anno and in serie A , di non allontanarmi pi da casa, di affidarmi ad una persona che ha pensato solo ai suoi affari, ad una societ che non mi ha saputo aiutare ne tutelare spedendomi in una realt dove mi sono ritrovato a pagarne le spese con situazioni “strane” ma che comunque faceva comodo e di conseguenza anche essa ha pensato solo ai suoi affari”. E qui il giovane calciatore si addentra nelle sue accuse: “Oggi giocare in Serie C o in D estremamente difficile o allo stesso tempo estremamente facile. Difficile per chi con me, se sei solo bravo e grazie a delle regole intelligenti a 23 anni sei considerato gi vecchio. Facile per chi invece ha conoscenze importanti, oppure “comprare” un contratto dando 15 mila euro al direttore di turno che a suo volta ti fa il contratto con la societ, o portare soldi alle societ tramite sponsor o a volte basta avere semplicemente 18-20 anni cosicch il costo nullo anzi addirittura facendo qualche presenza le societ ci guadagna motivo per cui , oltre alle regole, la met di ogni rosa fatta di under. Dopo si lamentano se i campionati non sono competitivi e se in Italia non nascono pi i talenti di una volta”. Da qui la decisione di dire basta con lo sport pi amato: “Potrei giocare altri 10 anni tranquillamente in D e sicuramente un’altra occasione in C l’avrei avuta, ma non questo ci che mi ero prefissato, non mi ero prefissato di accontentarmi, non era questo il mio sogno”.


 Gasport 

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