Renzi poco credibile? Lo dicono gli italiani, partito dei capi è fallito


“Renzi non si vuole candidare… Io credo che questa nuova stagione ha un senso se si cimenta una nuova classe politica che non è segnata da quanto è avvenuto fino adesso. Abbiamo un enorme problema di credibilità”. Così a SkyTg24 il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd ha risposto su una possibile candidatura dell’ex segretario Matteo Renzi. “Non lo dico io ma i cittadini della Repubblica Italiana. Non possiamo negare che negli ultimi 5 anni, al netto delle Europee, abbiamo visto il Pd perdere voti, e questo non inizia solo nell’ultima legislatura. Negli ultimi 10 anni: si partì nel 2008 con 12 milioni di voti, nel 2018 siamo a sei milioni. Per questo occorre cambiare, soprattutto chiamare al protagonismo una nuova generazione”. Zingaretti ha organizzato ‘Piazza Grande’, un evento che si terrà a Roma sabato 13 e domenica 14, per raccogliere idee.

A Zingaretti è stato mostrato un grafico in cui emergeva come gran parte dell’elettorato Pd fosse costituito da persone anziane. “Se non cambiamo ora il rapporto con i giovani – ha aggiunto – cosa altro deve accadere? I partiti che prendono più voti dai giovani sono quelli che li stanno pugnalando alle spalle. Nel Def non c’è traccia di investimenti sulla scuola, la formazione, le attività produttive”.

A proposito della corsa per la poltrona di segretario, che lo vede al momento in campo contro Francesco Boccia, Matteo Richetti, Cesare Damiano e Dario Corallo, il governatore del Lazio ha sottolineato: “Io credo che sicuramente prima della fase delle primarie sarebbe bello avere il tempo e l’occasione, nei tempi che ci siamo dati prima delle Europee, di una fase di discussione più vera, che però comincia ad esserci”. E ha spiegato: “Non è vero che il mio obiettivo è non fare le Primarie la selezione del segretario deve passare per il coinvolgimento dei cittadini. L’importante è arrivarci sulla base di un confronto politico che non parta da posizioni precostituite. La tragedia del Pd – ha proseguito – è che spesso l’unica occasione di iniziativa politica sono state in questi anni le primarie, e a volte le feste. Tra primarie e primarie non c’era niente, se non i litigi con i tweet e gli articoli di giornali. Il nuovo partito in cui io credo rimette al centro le persone, la loro voglia di dibattere, di sentirsi coinvolti: una vita associata che rende una comunità forte. Quello che non va bene è una comunità in cui ci si divide e basta. Il partito dei capi è fallito, bisogna costruire una nuova stagione di pluralismo interno”.

Il segretario Maurizio Martina, che traghetta il partito fino al congresso, ha proposto di separare la figura del candidato premier da quella del segretario. Zingaretti ha commentato così: “Sono d’accordo, l’ho sempre pensato e sostenuto anche in altri congressi. Io mi candido per cambiare‎ – ha aggiunto – Questo Paese ha bisogno di una alternativa, e per farlo bisogna cambiare anche un gruppo dirigente che è segnato da questi anni. Credo che il cambiamento abbia bisogno di coerenze, e portare a livello nazionale esperienze amministrative di governo premiate dagli elettori sarebbe il primo elemento di discontinuità”.

Sul reddito di cittadinanza ha spiegato la sua posizione: “Il reddito di cittadinanza con questa storia dei centri per l’impiego che a marzo dovrebbero funzionare è una balla clamorosa. Si potrebbe subito rifinanziare il reddito di inclusione dei governi di centrosinistra per ampliare la platea. Ma non è stato fatto, e non per aiutare i poveri, ma per far vedere che si faceva qualcosa mai fatto prima. Questo è gravissimo. I poveri saranno ancora più poveri”.

“Serve poi una strategia sugli investimenti. L’Italia ha il problema che non riesce a spendere i soldi per l’affastellamento burocratico. Io avrei chiamato le Regioni, dicendo loro: facciamo un piano dei fondi che avete ‘in pancia’ e quello che vi serve per correre, e in tre anni apriamo 80 miliardi di euro di cantieri. Perché non l’abbiamo fatto in 5 anni di governo? È uno dei motivi per cui abbiamo perso e perché dobbiamo cambiare – ha risposto Zingaretti – Serve una vera semplificazione dello Stato”. 


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