Rispondiamo all’attacco alla legge 194


Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, spiega a Fanpage.it il progetto del partito per le Europee di maggio. “Siamo profondamente europeisti, ma ci rendiamo conto che tante cose non vanno e andrebbero riviste. Il nostro progetto è mosso da un intento: cercare di imporre nel dibattito politico italiano ed europeo la centralità delle donne. Per sintetizzare con un titolo, quella che vogliamo portare avanti è la ‘politica delle compagne contro quella del Capitano'”.

Qual è il vostro obiettivo?

A livello europeo noi abbiamo l’eurodeputata Elly Schlein, che fa un’opposizione di contenuto, non per slogan, e che interpreta bene il nostro messaggio. Con lei stiamo lavorando per un progetto inclusivo e molto femminile, e che rappresenti un modo diverso di fare politica, lontano da quello machista a cui siamo abituati sa sempre e soprattutto con gli ultimi governi. Penso a Matteo Renzi e al suo atteggiamento sempre molto muscolare, poco attento a confrontarsi con posizioni diverse.

Con chi dialogate?

Stiamo collaborando con una proposta che è partita dai Verdi europei per costruire una rete per i diritti delle donne, temi che riguardano l’Italia ma toccano anche altri Paesi europei. Basti pensare ai dati sul lavoro. Proprio pochi giorni fa è uscito un rapporto di Oxfam sulle disparità di genere, secondo cui le donne dovrebbero lavorare due mesi in più all’anno per pareggiare lo stipendio dei colleghi uomini. Questo non può non rientrare nell’agenda delle prossime europee. Quando è arrivato l’appello dei Verdi ci siamo subito schierati a favore. Stiamo cercando di lavorare a un soggetto politico che tenga insieme l’anima ecologista e quella progressista-europeista, con un ragionamento ampio che coinvolga Verdi, ‘Diem25′ di Varoufakis, il movimento ‘Futura’ di Laura Boldrini.

Possibile aderisce oggi alla piazza di Verona per la giornata di mobilitazione organizzata da ‘Non una di meno’.

Ci saremo perché la questione della mozione sulla 194 del consiglio comunale di Verona non è una questione locale. E ci saremo anche per le altre giornate di mobilitazione che sono state indette. Tutto rientra in un quadro politico molto più ampio e radicato, che viene da lontano. Oltre alla manifestazione noi abbiamo proposto una contro-mozione a sostegno della piena applicazione della 194. L’idea è stata lanciata da Nadia Arace ad Avellino, che da consigliera comunale di Possibile ha messo a disposizione un testo-base, che si trova sul nostro sito, per tutti i Comuni che vogliano presentarlo. Ci sono già state delle adesioni, anche da parte di consiglieri maschi.

Sulla questione della sepoltura automatica dei feti, la seconda mozione presentata a Verona, che idea vi siete fatti?

Qui la questione è un po’ diversa, non riguarda strettamente la legge 194 e l’interruzione di gravidanza. In generale rientra nella prassi diffusa di cavalcare ancestrali sensi di colpa delle donne, e che trae linfa da una narrazione distorta della realtà: chi è contro l’aborto spesso si riferisce ai feti come fossero piccoli bambini, ma questo non ha valore scientifico. Un po’ come parlare delle scie chimiche e dei vaccini che causano l’autismo. Sono tutte disinformazioni volute, che rispondono a un preciso disegno. Costringere una donna a vedere una lapide dopo un’interruzione di gravidanza è una violenza ulteriore, senza dubbio. Il principio che andrebbe seguito è solo quello di garantire sempre la sicurezza delle donne sia dal punto di vista psichico sia dal punto di vista fisico.

Il Papa ha detto che “far fuori una vita è come affittare un sicario”. Perché stupisce quest’affermazione?

Io, da politica, non parlo mai del Papa, semplicemente perché in uno Stato laico non può essere un interlocutore. Il Papa è il capo della Chiesa e fa il suo lavoro. Io però non l’ho mai eletto a leader della Sinistra, come hanno fatto in tanti. Su questo c’è stato un fraintendimento in questi anni. Questo Papa su alcune cose ha avuto posizioni più illuminate rispetto ai suoi predecessori, mentre su altro, come in questo caso, mostra di avere posizioni più conservatrici. Poi è chiaro che stiamo assistendo a una radicalizzazione dello scontro perché c’è una parte di Chiesa clericale più oscurantista che sta prendendo piede. Esiste un filo rosso che lega le affermazioni del ministro Fontana, del senatore Pillon, il dibattito sul ‘gender’ che non entra nelle scuole, il ‘Fertility Day’ dell’ex ministra Lorenzin. La laicità del Paese è a rischio.

Parliamo del caso Cucchi. Cosa dovrebbero fare lo Stato e Salvini adesso?

Prima di tutto pretendiamo le scuse di Salvini per la sorella di Stefano Cucchi Ilaria, visto che era quella più esposta, e poi per la famiglia, dopo il trattamento vergognoso che hanno ricevuto. Scuse di Matteo Salvini come persona in primo luogo, visti i toni che ha utilizzato, e poi come ministro degli Interni, visto che evidentemente lo Stato ha una parte marcia al suo interno. Ci sono voluti dieci anni per sgretolare un muro di bugie. Era un ragazzo che era stato affidato allo Stato, ed è morto o perché è stato riempito di botte o perché qualcuno ha lasciato che morisse invece di intervenire e poi di raccontare tutta la verità. E dopo le scuse le istituzioni e il ministro degli Interni si dovrebbero attivare per condurre un’indagine sulla condizione delle carceri, perché Stefano Cucchi è solo una delle tanti vittime che perdono la vita in modo anomalo. L’invito di Salvini alla famiglia, specificando che possono recarsi quando vogliono al Viminale, sembra più un gesto provocatorio e ipocrita, e ha fatto bene la sorella Ilaria a rifiutarsi di incontrarlo.


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