Sampdoria, un ricordo lungo 25 anni: “Mantovani immortale”


Paolo Mantovani, felicissimo, mentre saluta i tifosi in festa per il suo ritorno allo stadio Ferraris dopo due anni di assenza. ANSA

Paolo Mantovani, felicissimo, mentre saluta i tifosi in festa per il suo ritorno allo stadio Ferraris dopo due anni di assenza. ANSA

A Bogliasco, ormai, tutto sta cambiando. Il nuovo centro sportivo della Sampdoria appare ogni giorno pi visibile dentro il cantiere, ma la vecchia palazzina degli spogliatoi, che a inizio gennaio verr soppiantata dalla nuova costruzione, c’ ancora. Uguale ad allora, con la saletta, un po’ trasformata a dire il vero, dove Paolo Mantovani incontrava spesso i suoi giocatori. L li guidava, li ammoniva, soprattutto a modo suo li coccolava. L nasceva Samplandia, quello spirito un po’ guascone e un po’ ribelle, che aveva reso unito e difficile da battere un gruppo di campioni chiamati a compiere un’impresa straordinaria. Una sorta di collezione speciale di caratteri e qualit, capaci, sotto la guida di Boskov, di riscrivere la storia del calcio.

ricorrenza
Ieri sono scoccati i 25 anni dal giorno dell’addio alla vita di Paolo Mantovani a 63 anni. Portato via da un tremendo cancro ai polmoni, l’ex presidente blucerchiato riposa ancora vicino al cuore della sua Sampdoria, a poche decine di metri da quella palazzina, nel cimitero di Bogliasco, dove, tutti gli anni, gli ultr blucerchiati si danno appuntamento per un momento di ricordo. Ricordo e rispetto che vengono tramandati tra generazioni, perch, come ha voluto ricordare la stessa Samp con un messaggio a firma di Ferrero, Mantovani rester immortale nella mente di tutti, non solo dei sampdoriani.


stile
Lui, i tifosi della Sampdoria li aveva forgiati, imponendo uno stile speciale: non pi contro tutti, ma sempre dalla parte della Samp. Con rispetto, anche quando l’amarezza delle sconfitte era tremenda. Con fiducia, anche nei momento pi complicati. Mai sopra le righe, neppure quando si doveva festeggiare un successo. Per lui cori beceri, invasioni di campo, contestazioni rappresentavano dolori acutissimi. In questo Mantovani stato un presidente ineguagliato, lasciando nel popolo blucerchiato un segno profondo. Era il suo stile, ora un marchio. Andandosene non aveva voluto lacrime, ma musica. Al suo funerale aveva chiesto la presenza della Heritage Hall Marching Band di New Orleans, per salutare sulle note del blues. I tantissimi, circa quarantamila, corsi a salutarlo, cos portano per sempre nella mente e nel cuore quella strana sensazione di dolore, misto a stupore, nato dalle note allegre in un giorno tanto triste.

rivoluzione
In poco pi di 14 anni, dall’estate 1979 al 14 ottobre 1993, aveva rivoluzionato la storia del calcio. Lui, petroliere romano partito dal nulla e capace di creare un piccolo impero imprenditoriale, si era innamorato della Samp a poco a poco, era arrivato a salvarla nel ’79, mentre languiva in serie B, e l’aveva portata fino allo scudetto e anche pi su, fino alla finale di coppa dei Campioni. Il suo era l’ultimo grido di felicit di un calcio che stava iniziando a trasformarsi, fuggendo verso un futuro fatto di plusvalenze, fallimenti e grandi potenze economiche. Il miracolo di Mantovani, invece, era un misto di competenza, imprenditorialit e gestione familiare. Lui compose la Sampdoria con pazienza, chiudendo la porta in faccia ai primi procuratori, facendo firmare contratti in bianco ai giocatori.

l’impresa
La prima pietra fu Luca Pellegrini, nell’80, la prima stella fu Roberto Mancini, arrivato nell’82, insieme a Trevor Francis e Liam Brady. Un anno dopo Pari e Vierchowod, quindi Vialli, Salsano e Mannini per trovare il primo successo in coppa Italia. E via con l’arrivo di Boskov, con Cerezo e Pagliuca, poi Lanna, Dossena, nell’89 ecco Katanec, Lombardo, Invernizzi e la coppa delle Coppe. Infine, nel ’90, Ivano Bonetti, con l’impresa impossibile che diventa possibile. La Sampdoria vince lo scudetto il 19 maggio 1991. Il 20 maggio ’92 perde la finale di Coppa dei Campioni a Wembley. Vialli saluta, ma arrivano altri campioni, come Platt, Jugovic, Gullit, perch la rivoluzione calcistica di Mantovani non si era ancora placata, quantomeno fino a quel 14 ottobre ’93, a quelle note blues nelle strade di Albaro, al piccolo cimitero di Bogliasco, l a due passi da dove un’altra Sampdoria suda e sogna con al fianco il suo popolo speciale, forgiato da un uomo per molti immortale.

 Alessio Da Ronch 

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